Hashtag #guardaquantoègrossoilmioglomereinvernale

In passato adoravo la tecnologia, a volte trascorrevo pomeriggi o notti intere a compilare nel terminale (una finestra nera con delle scritte incomprensibili) per installare, settare, aggiustare, aggiornare ecc.

Sono comunque in parte grato a questa parte della mia vita che mi ha permesso di conoscere il software libero e di utilizzarlo a discapito dei software che rendono ancora più schiavi tutti gli altri utenti che non utilizzano software libero.

Poi in un bel giorno di primavera ho visto dalla finestra il mio primo sciame che partiva, ed ho capito che la vera vita “è la fuori” (cit. Fox Molder X-files).

L’informatica (tutta in realtà) crea davanti a noi una grande illusione, una patina binaria sui nostri occhi, ovvero quella di sembrare liberi quando in realtà essa ci rende sempre più suoi Schiavi. Crea catene subdole e invisibili : le catene mentali. Basta girarsi intorno per capire di cosa sto parlando: capi chini verso il cellulare, gruppi di persone che si riuniscono per parlare fra di loro, ma sempre esclusivamente col cellulare, non è più possibile sostenere una comunicazione normale senza interruzioni di avvisi pop up, notifiche… “scusa devo rispondere,… si un attimo la notifica……si un attimo il messaggio,….si arrivo”. L’apice delle mie esperienze negative in tal senso è stato quando sono stato invitato da una coppia di miei amici a casa loro poiché era parecchio tempo che non ci vedevamo. Bene, giunto a casa loro abbiamo passato tutto il tempo sul divano e loro che parlavano, si però parlavano fra di loro col cellulare!

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I social sono la cosa più antisocial che possa esistere. Ti danno l’illusione della vicinanza, ma ti allontanano di più in realtà. Lo dice uno che per l’appunto in passato amava la tecnologia e che poco a poco ha cominciato ad odiarla e che oggi la usa il più marginalmente possibile ad esempio per scrivere in questo spazio.

Nel presente futuro creiamo proiezioni digitali modificate del nostro io…. gente che pubblica in maniera ossessiva foto di se stessi (ovviamente ritoccatissime che se la vedi di persona sembra un suo lontano parente) o di quello che fa senza pensare al risvolto negativo. Si vedono spesso ad esempio in campo apistico questi “soggetti” che non hanno di meglio da fare che visitare una famiglia di api in inverno e quindi in pieno glomere per postare le foto sui “social” per far vedere a tutti gli “amici” le dimensioni del loro glomere.

Altri ancora, non saprei come definirli… “scienziati” o meglio “futuri premi nobel” che narrano delle incredibili proprietà dei canditi selfmade che farebbero cadere la varroa la quale fugge via al solo vedere l’apicoltore arrivare in apiario.

I millantatori ci sono sempre stati nel passato, ad esempio i famosi indovini che conoscendo qualche principio base di meteorologia riuscivano incredibilmente a prevedere che sarebbe piovuto di li a poco e da qui a venerarli come soggetti dotati di chissà quale potere… ma una volta era appunto una volta, i creduloni non erano attrezzati sia  livello conoscitivo che tecnologico per smascherare questi soggetti.

Oggi dovrebbe essere molto più facile…..dovrebbe. Invece proprio la tecnologia e i social creano ancora più ignoranza.

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La situazione oggi, come dico spesso, è come in passato, ovvero viviamo in una sorta di medioevo contemporaneo in cui ciò che è avanzata è, appunto, l’ignoranza che è diventata ignoranza tecnologica. Basta guardare i vari gruppi di apicoltura sui social. E’ sufficiente che qualcuno si inventi una “ricetta magica antivarroa” per generare un incredibile fiume di perle di saggezza e di conoscenza. Una rissa telematica che può avere i suoi risvolti negativi anche penali. Pochi sanno infatti che anche dietro una tastiera generare un insulto o una minaccia equivale alla stessa condotta descritta nel nostro codice penale e in alcuni casi si rischia anche la diffamazione a mezzo stampa quindi con l’aggravante della diffusione del mezzo pubblico; questo perché i social sono equiparati in sostanza ad un giornale cartaceo in grado di raggiungere una platea indeterminata ed indeterminabile di persone.

Scrivo questo nella speranza che non solo chi naviga stia più accorto a riconoscere i vari millantatori (anche perché il venditore di fumo sicuramente esiste perché qualcuno se lo beve e sempre esisterà), ma soprattutto stia più accorto nei pericoli che incombono dietro la tastiera, dire quello che si pensa in un social può portare a serie conseguenze e basta fare una ricerca su google per trovare numerosi esempi.

Ma il delitto più grave lo commettono quelli che aprono le arnie in inverno per fotografare quanto grosso è il loro glomere.

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Questi geni non hanno idea del danno e dell’alto livello di stress che generano in una famiglia di api. Le api non hanno certamente un boiler o una stufetta che le possa aiutare a raggiungere anche sopra i 25° al centro del glomere.

Quando la temperatura esterna è intorno lo zero come in questi giorni le api devono generare un microclima all’interno dell’arnia con un dispendio di energie non indifferente, ma vuoi mettere l’invidia degli altri apicoltori nel far vedere quant’è grosso il mio glomere in questo periodo? Vuoi mettere il far vedere che le mie api resistono anche se le apro in pieno gennaio.

Se proprio non resistiamo alla tentazione di vedere il glomere ci si può attrezzare usando delle arnie trasparenti realizzate con i dovuti criteri coibentanti.

E cosa dire ancora del #canditoammazzavarroa. Un candito in grado di stendere la varroa ancora prima che le api lo assumano? Sicuramente da provare.

 

Quando ho iniziato questa avventura pensavo che gli apicoltori fossero dotati di ben altre personalità, pensavo che chi avesse a che fare con le api dovesse avere per forza un animo diverso, un animo nobile, una mente più aperta, mi sbagliavo,….in fin dei conti gli apicoltori sono sempre e purtroppo degli #esseriumani.

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Anagrafe Apistica, la verità è là fuori (cit.)!

Con Decreto del Ministero della Salute 4 dicembre 2009 è stata istituita l’anagrafe apistica nazionale, la quale per chi ancora non lo sapesse, non prevede solo le nuove modalità telematiche di censimento e denuncia degli apiari, ma anche pesanti sanzioni….da 1.000  a 4.000 €uriii!!!

20160520_164254La vetta sembra lontana……

La situazione, ovviamente italiana, è che chi è in regola e magari si dimentica/sbaglia di censire un’arnia o anche mezza (nel caso di nucleo) rischia anche pesanti sanzioni, chi non farà niente probabilmente non rischierà niente, sempre perchè siamo in Italia.

Bene dopo il dovuto polpettone  normativo/giuridico veniamo al punto.

Fino ad oggi non avevo scritto nessun post sull’anagrafe e per un motivo ben preciso, ovvero perché sto lottando non so da quanti mesi, ormai, per entrare nel sistema della BDA (banca dati apistica o anagrafe apistica)….premetto che quello che seguirà potrà essere poco comprensivo ai meni addentrati del mondo informatico/telematico, ma per dovere di cronaca imposto da me stesso cercherò di narrare la cosa non entrando troppo nel dettaglio informatico

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lasciando perdere il codice binario di cui ne parleremo più avanti magari,…. perché il sottoscritto ha impiegato mesi per entrare in BDA ovvero in anagrafe apistica? Non sono certo di primo pelo in informatica…qualcosina capisco 01101100110110

Tutti sappiamo che in passato bastava depositare un semplice foglio, inviare una A/R o una pec in regione o ancora prima in comunità montana ai folletti che la protocollavano un…..foglio…una denuncia che si poteva FACILMENTE reperire in internet….

lo si compilava…..lo si datava…lo si spediva….fine.

Ora in breve funziona così……chiedi all’Asl di registrarti in BDA…..ti rilasciano per mail le  prime credenziali…con queste prime credenziali entri UNA SOLA volta per dire la tua situazione e se sei fortunello ti arriva il tuo bel nuovo numero codice apiario completamente diverso da quello che hai già e penserai: vabè, tanto il nuovo codice sostituisce il vecchio,…e no scemo! li devi tenere in apiario tutti e due così se hai una arnia sola rischi di avere più cartelli che arnie….

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ma dopo il primo accesso viene il bello+bello….credi essere a posto con la legge….tse figurati….!

devi o delegare qualcuno che faccia il censimento/spostamento/acquisto ecc al posto tuo …ovviamente a pagamento……(prima spendevi solo la fatica di spedire la vecchia denuncia) o fai tutto tu….e qui 0101010 101 01 01 01 01 01 0111000110 0 100101….

Già, perché il sottoscritto non usa il ben noto sistema operativo delle finestre (traducetelo in inglese e capirete), ma usa una distribuzione Open Source Linux su cui ha anche fatto la tesi, e tu vuoi che io non riesca ad entrare in BDA con Linux!!!???

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1 2 3 stella!

Il ministero cos’ha pensato per agevolare -soprattutto- gli apicoltori della giovane età di 80 anni?

Semplice!: comprare un lettore smart card….attivare una tessera (nel mio caso sanitaria) ed entrare nel browser del pc, configurare il browser entrare con le credenziali che nel frattempo mi sono arrivate dall’Asl (sempre nel mio caso) per la tessera… e se tutto va bene sei già in Neuro…

Connetto la smart card…..Linux manco la vede….eppure sulla scatola c’è scritto compatibile con Linux….. chiami l’assistenza e ti dicono che non devi usare Linux ma devi usare Firefox…. e qui ti girano proprio le fox…. 011 00 11 001 11 00 11 00 11

13769423_10157060908050411_5904574436400332034_nFoto di osmia esausta non è casuale

Comunque alla fine ci sono riuscito, a fare cosa? Un cavolo di censimento! per dire cosa? che ho un’arnia in meno quest’anno? il tutto mi è costato una ventina di euro o forse anche più, molte chiamate animate da passione e uno stress che ti fa pensare come diceva un noto tipo di X-File che la verità (vita) è la fuori e non nella stanza di casa a smanettare con pc…

Viva l’apicoltura….naturale,…non telematica

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C’è posta per me

Trascrivo questi quesiti dell’amico Roberto affinché possano essere di aiuto a tutti i naviganti ronzanti…

Ciao Luca. Ti scrivo per darti una descrizione della mia situazione e di quello che vorrei fare…sono in cerca di consigli, dritte, e quant’altro… ma passiamo subito alla situazione…

Ho una casa in campagna dove almeno due volte al mese vado a rilassarmi e fare piccoli lavori nel weekend…ho altresì un vasto terreno, svariati ettari di bosco e una piccola zona coltivata a ulivi (un centinaio ancora troppo giovani per fare olive!) che cingono la proprietà.

Sono a circa mille metri e spicci,come elevazione,  e vorrei iniziare questa piccola (all’inizio sicuramente) avventura/attività…le api!

Cercando online e leggendo qui e là, ho trovato un paio di tutorial che mi sembrano buoni per costruirmi da solo le prime arnie, volevo iniziare con 3 al massimo…le domande che mi pongo ovviamente sono molteplici… metti caso inizio con 3 arnie..dove trovo l’ape regina (anzi le regine) e il necessario per avviare le prime 3 famiglie? il posto dove le metterei è fra la zona coltivata a olivi e il bosco, è una buona zona per allevare le api? o fà troppo freddo? ci sono leggi particolari che potrebbero farmi desistere (i vicini più vicini sono a quasi un km in linea d’aria)? insomma…..come devo iniziare?

Ti ringrazio in anticipo per la pazienza, la gentilezza e la cortesia…sicuramente sto scordando qualcosa..anzi più della metà delle domande!!!
Caro Roberto,

cercherò di rispondere alle tue domande in maniera più chiara possibile, se hai altri dubbi e/o domande non esitare a pormele. L’apicoltura è una bellissima avventura e sicuramente è bene iniziare, ma al giorno d’oggi non ci si può più improvvisare come in passato; oggi apicoltore vuol dire essere anche un piccolo veterinario, chimico, agronomo, tecnico, falegname, scienziato ecc… è una bellissima passione che porta molte soddisfazioni ma che a monte necessita di impegno e dedizione e gli errori non mancano. Questo perché purtroppo esistono molte patologie e nemici che 30 anni fa non esistevano. La prima cosa che Ti consiglio è cercare un’associazione cui affiliarti, questo perchè oltre ad essere un bacino di supporto e conoscenze tecniche, l’associazione ti aiuterà a gestire l’intero iter burocratico (oggi “purtroppo” bisogna denunciare le api presso l’Anagrafe apistica e censire/denunciare annualmente il numero di arnie apiari in via telematica e qui una associazione è sicuramente di grande aiuto). Inoltre tramite associazione è possibile acquistare arnie e famiglie di api anche regine ecc… a prezzi ridotti grazie ai fondi europei. Bene iniziare con tre arnie e mai con una sola!… In genere la regina la si può comprare singolarmente ed inserire in delle famiglie, le famiglie di api le puoi trovare in natura (sciami selvatici) o più facilmente acquistarle da altri apicoltori (attenzione ai furbi di turno che in genere cercano di liberarsi di qualche famiglia ammalata) o tramite associazione (scelta migliore per i novizi). Per l’altitudine e il resto della domanda ci sono un po’ di questioni.

1° questione: la razza di api che vuoi condurre/allevare: in Italia al 90 % è presente l’ape ligustica, la più famosa nel mondo per produttività e docilità, ma non è abituata ai climi troppo rigidi per cui nelle zone di “montagna” si usa la razza carnica (per le differenze tra razze puoi consultare anche wikipedia, google o i libri di settore).

2° questione la produzione: in montagna il periodo di raccolto/ fioriture è sicuramente più breve che in pianura quindi è difficile ottenere dei mieli monofora (miele di acacia, castagno, melata, ecc) ma essendo il tuo -inizialmente- un hobby non credo sia un problema. Generalmente in montagna il miele tipico è il millefiori, ma in alcuni casi è possibile ottenere la melata di abete, larice che sono mieli molto pregiati.

3° questione lo svernamento: a 1000 m di altitudine sicuramente l’inverno è più lungo quindi sarebbe bene allevare una razza resistente al freddo tipo la carnica o portare le api in un altro posto dove farle “svernare” per poi riportarle in quota.

4° questione l’ubicazione dell’apiario/zona nettarifera: dovresti conoscere a livello floreale e botanico la zona in cui vorrai posizionare le arnie poiché le api se la cavano anche in un deserto, ma per fare un po’ di miele bisogna capire le potenzialità nettarifere della zona (acacie, castagni, tarassaco, ecc…)

5° questione la normativa: la legge di riferimento a livello nazionale è la n° 313/2004 e a livello regionale ed europeo ne esistono numerose quindi dovrai rifarti alla disciplina normativa della tua regione (qui la associazione locale ti sarà di aiuto) l’apiario deve essere segnalato con cartello con codice identificativo rilasciato dalla Anagrafe apistica.

In ultimo posso dirti di seguire dei buoni corsi di apicoltura abbinandoli a pratica e lettura di manuali. Anche internet  e i forum possono essere una buona fonte di conoscenze e tecniche ma bisogna stare più accorti poichè il web è un ambiente pieno di millantatori. Se hai possibilità di avere le api vicino casa non escludere questa possibilità poichè paradossalmente le api stanno meglio in città che sono meno inquinate delle campagne, oltre al vantaggio di averle più vicino con meno dispendi economici e fisici (tieni presente che in estate e quindi in piena produzione bisognerà visitare le api una volta alla settimana circa).

Timolo, canfora e mentolo… non per gli armadi

Perdonatemi cari frequentatori, è da un po’ che non scrivo/aggiorno, ma tra una sciamatura, una smielatura ed un trattamento antivarroa qua e la’  l’estate –anche per ragioni microclimatiche- non è il momento migliore per dedicarsi all’informatica e al sito –cosa che avverrà più assiduamente nel periodo invernale sempre per le ben note cause climatiche che mi costringono a rimanere spesso in casa, fenomeno detto anche “blocco dell’apicoltore che cova per il prossimo anno”.

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Ci si avvia -purtroppo- al periodo di chiusura dell’annata apistica e non c’è che dire, che annata! Sempre peggio anche peggio, più peggio (che non si può dire ma rende l’idea) dell’annata ignorante del 2014 anche se visti i risultati –per il momento- non ci si può lamentare più di tanto; qualcosina si è fatto.

Una prima parte di primavera caldissima che ha fatto sperare per il meglio, seguita da una seconda piovosa, fredda/schiferrima con l’aggiunta di una estate (per la gioia dei turisti però) secca gialla in stile Sicilia con cicale zzz zzz zzz hanno fatto si che sia stata –almeno per me- più abbondante la raccolta di acacia che di castagno, il che è tutto dire (senza contare che abbondante è in senso estensivo…).

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Ma al di là del raccolto veniamo a qualche nota più positiva (non nel senso medico/clinico del termine perché sarebbe negativo in quel caso…non confondiamoci…). Quest’anno ho effettuato un trattamento diverso rispetto a quelli passati, ovvero non ho utilizzato l’apibioxal gocciolato a seguito del noto blocco di covata a favore del noto e sottolineo biologico: ApiLifeVar (tavolette di timolo).

Tra incertezze/dubbi/grattacapi come è normale che sia visto che “squadra vincente non si cambia” (in questo caso sarebbe più corretto dire “principio attivo vincente non si cambia <ma così sembra la pubblicità di un prodotto per lavare i pavimenti>”) devo dire che il timolo nella mia zona e nella finestra del periodo utilizzata ha fatto un buon lavoro; certo c’è sempre la possibilità di reinfestazione e bisogna vedere come si arriva verso l’inverno sperando che gli apicoltori della mia zona abbiano provveduto a fare le cose per bene…………………………………………..

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Già gli apicoltori, è una categoria strana quella degli apicoltori. Quando parli con loro è tutto fumoso/nebbioso tipo Milano…., miele non ne ha fatto nessuno ma son sempre in giro a vendere e a fare foto di smielature pantagrueliche (metteranno mica foto di repertorio come nei telegiornali?), di varroa non ne ha nessuno (varroa questa sconosciuta, c’è chi dopo tanti anni non sa neanche come sia fatta!), però poi i dati nazionali sono catastrofici, tipo apocalisse zombi, anzi apocalisse varrombi. Tra l’altro anche sui metodi/trattamenti da adottare gli apicoltori sono ancora più strani; i dati e le statistiche nazionali alla mano (ai piedi sarebbe complicato)  affermano che non si possa sgarrare nel seguire una certa metodologia, ma quando parli con gli astronauti, cioè con gli apicoltori, ognuno usa un metodo suo alternativo che va completamente all’opposto di quanto dovrebbe essere secondo gli studi di ghetto settore. Gente che asserisce che la varroa la elimini solo con il metodo Campero, forse intendono il verbo: “camperò e chi lo sa? Camperanno nessuno lo sa…”; certo è che se avessi usato solo il metodo Campero le api da me non sarebbero campate per niente, anzi non sarebbero arrivate neanche al periodo del panettone; ad ogni modo il metodo Campero è un ottimo tampone che ormai, se non abbinato ad altra pratiche, è pressoché inutile dato che Varroa predilige indistintamente celle da fuco e da operaia diversamente da come avviene per apis cerana.

Dicevo del timolo e quindi  dell’ApiLifeVar: decisamente un’altra vita rispetto al blocco+gocciolato in cui si ha sempre l’ansia di bloccare la regina per 26 giorni e magari non ritrovarla più o di averLe fatto del male in fase di prigionia. Certo, anche il timolo ha i suoi svantaggi, come il fatto di ritrovarti le api “hipster” (si dice così?) con delle barbe lunghe e folte…la cosa positiva è che almeno le api stanno sempre nude, quindi niente risvoltini, almeno quello…

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Il metodo che ho seguito però è leggermente diverso da quello indicato nel bugiardino; perché altrimenti si sarebbe chiamato diversamente se ti volesse dire la verità e come stanno le cose effettivamente! Quindi, anziché 4 tavolette ogni settimana ho accorciato i tempi inserendo le tavolette ogni 5 giorni. In questo modo i vapori di timolo, canfora, mentolo, armadio, comodino rimangono più attivi e copro qualche ciclo di covata in più (anziché 21 [4 tavolette x7 giorni = 21 giorni] come dice il pinocchietto bugiardino che mente ho fatto 5 tavolette x 5giorni = 25 giorni). L’estate -inoltre- mi ha assistito poiché è sconsigliato utilizzare il timolo con temperature esterne superiori ai 30° e quest’anno non si sono superate queste temperature.

Per ultimo ho dediso di comprarmi un obiettivo nuovo e dei tubi di prolunga per la Nikon.

E che c’azzecca mo questo discorso?

C’entra! Perché forse potrò cimentarmi ancora meglio nella macrofotografia e quindi riempire il sito e la galleria -spero- di nuove foto “closeup” = avvicinamento/macro per vedere tutti i micro dettagli della natura che sfuggono all’occhio umano.

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Chiudiamo il post con una foto intitolata amori impossibili oppure unioni civili anche in natura!

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Preludio primaverile

Si avvicina finalmente il momento tanto atteso dagli apicoltori, il controllo primaverile delle arnie.

Verso il mese di marzo a seconda delle postazioni e della posizione geografica gli apicoltori ricominciano la tanta attesa attività rimasta sopita durante l’inverno.

Non nascondo che aprire un’arnia dopo i mesi invernali e risentire il profumo del favo emoziona in un modo indescrivibile e solo chi sa o ha provato può capire questa affermazione.

Inverni sempre più strani in realtà si susseguono da un po’ di anni. In questo febbraio 2016 pare ci sia una certa stabilità di temperature che non possono definirsi propriamente rigide, ma tutto sommato con questo clima ormai pazzo bisogna adeguarsi. E le api si adeguano sicuramente a questi sbalzi anche se la norma per loro sarebbe certamente un’altra cosa.

L’ideale dovrebbe essere un’estate non troppo calda seguita da un autunno/inverno rigido in modo tale da permettere anche un blocco naturale della covata con conseguente trattamento dal quale trarrebbero beneficio sicuramente le api ripulite dalla varroa così come l’apicoltore che potrà dormire sonni sereni fino alla primavera. Sonni tranquilli che il sottoscritto sicuramente non ha fatto e che continua a non fare dato che l’autunno impietoso seguito da un inverno mai veramente giunto hanno fatto si che la varroa abbia continuato –seppur in maniera discontinua- il proprio maledetto ciclo riproduttivo. Per la prima volta mi sono dovuto piegare ad altre tipologie di lotta incrociata contro la varroa e mio malgrado, nonostante sia contrario, ho sperimentato il sublimato nel mio apiario. In particolare ho operato in due/tre famiglie che riportavano seri sintomi da reinfestazione autunnale. Sono sempre più convinto che ci sia qualche ******** apicoltore nelle vicinanze che non tratti a dovere le proprie famiglie (ad esempio mi ritrovo sciami anomali non miei nei pressi dell’apiario in agosto/settembre) e tutto ciò è molto frustrante poiché mi danno per dare il meglio alle mie predilette e vicino –non so dove e/o chi- c’è sicuramente la fonte dei miei danni.

I trattamenti combinati territoriali sono un efficace metodo di lotta poiché permettono di trattare una zona interessata da vari apicoltori limitando fortemente i casi reinfestazione. Reinfestazione che purtroppo in autunno quotidianamente si ririririverifica inesorabilmente poiché ognuno si fa i ***** suoi e magari tratta anche con metodi…..lasciamo perdere.

La lotta alla varroa continua a non avere fine, senza contare l’imminente arrivo di vespa velutina e di aethina tumida di cui si parla, ancora, troppo poco. Siamo in un bel panino nel silenzio tombale delle istituzioni “preoccupate” -anche a livello europeo- di indicare la lunghezza massima delle zucchine e delle melanzane, mentre i neonicotinoidi e i vari fitofarmaci sono solo meramente “sospesi”; non vogliamo un contentino, non ci basta e non serve a nessuno. E l’ape chi se la fila? Gli apicoltori sono sempre abbandonati a loro stessi…soprattutto gli hobbisti. Nei primi anni dall’avvento della varroa bastava un trattamento con un solo principio attivo, ora sono necessari minimo due trattamenti o tre e differenziati nel principio attivo, poiché la maledetta, nel frattempo, è divenuta anche più resistente. Ma è così difficile creare un prodotto naturale definitivo? Non sono un chimico quindi non me ne intendo ma conosco la questione, è molto più remunerativo per una casa farmaceutica tenere in “vita” uno zombi che un morto o una persona sana -ci siamo capiti-.

Però è anche vero che se lo zombi prima o poi muore veramente non ci guadagna più nessuno.

Tornando all’argomento principe, l’apicoltore dopo aver cercato di salvare le proprie api nel periodo autunno/invernale dovrà constatare la situazione in apiario e sperare di aver limitato i danni. E’ bene nelle prime visite e temperature permettendo, erogare una nebulizzazione di acido peracetico utile ad abbattere la carica virale presente nelle famiglie, soprattutto quando si passa da un’arnia all’altra (operazione possibile per i piccoli apicoltori ovviamente), anche perché è noto che il periodo più problematico è proprio quello che va da marzo ad maggio; pesti e virus sono sempre dietro l’angolo e chi dice di non aver mai avuto problemi…beh mente sapendo di mentire. Bisognerebbe anche evitare nel limite del possibile lo spostamento dei favi e di materiale apistico tra le famiglie sempre per limitare la dispersione di eventuali cariche virali da famiglia a famiglia.

cropped-cropped-dsc_0986.jpgStanno prendendo piede anche i cosiddetti microorganismi effettivi sui quali però, a quanto mi risulta, non ci sono evidenze scientifiche certificate e solide; a detta degli utilizzatori pare che migliori la vivacità della famiglia e la sanità, ma è tutto da dimostrare e sicuramente ben venga la sperimentazione di prodotti naturali.

In realtà l’ape avrebbe tutte le possibilità pera farcela da sola, l’unico suo problema è l’uomo.

IMG_20160213_094549la mia segretaria personale mi assiste nel completamento delle difficilissime etichette

Non ci sono più gli Alessandri Magni di una volta…

Ho trovato un link con una serie di immagini orribili: è il futuro sempre più “certo” e “vicino” che avevano predetto le tribù indiane appena dopo aver conosciuto l’uomo bianco da cui la celebre frase:

“Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato, e l’ultimo flusso d’acqua contaminato, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro”.

Questa profezia sta diventando una realtà sempre più brutale e incombente.

Ma, ancora oggi, non tutti sono al corrente dei danni orribili che il nostro stile di vita sta arrecando alla natura.

Ricordiamoci che quando accendiamo una sigaretta, compriamo un anello con diamante, una nuova auto, l’ultimo modello di cellulare, una borsa ecc… siamo responsabili di questo:
http://www.perdavvero.com/disastri-ambientali/

Alessandro Magno dalla Macedonia, ha comandato milioni di soldati solo usando il grido di battaglia, marciando in oriente e conquistando le lontane terre indiane.

Oggi se non abbiamo whatsapp non riusciamo nemmeno a metterci d’accordo dove e quando incontrarci….

Sono sempre più convinto che per evolverci dobbiamo “tornare indietro”.

Se quello che stiamo facendo al pianeta e quindi a noi stessi è questo, nulla ci differenzia da un virus o da un cancro (cit. Matrix – film).

La cosa più triste è che la gente, anche se consapevole, non fa nulla per cambiare…

Con preghiera di massima diffusione.