La maschera di cera

Le temperature miti di questi giorni invernali sono una pia illusione.

Febbraio è il mese che meno mi piace forse perché è carnevale, forse perché tutti portano una maschera, forse perché alcuni portano una maschera sopra la propria di maschera, forse perché sono tutte chiacchiere…

Ad ogni modo febbraio è il mese che insieme a marzo può dare una decisa sveglia alle api alla ricerca dei primi pollini, ma anche il mese con botte di fredde nordiche improvvise.

Il nocciolo da me sta sfiorendo e quindi è in netto anticipo, così come il rosmarino che sta fiorendo a macchia di leopardo.

Sento molti discorsi/richieste di apicoltori in diversi luoghi chiedere come:  stimolare, alimentare, pompare le api, perché in fondo credo (e mi spiace) che l’obiettivo di quasi tutti sia quello di avere le api super forti e pronte per il primo importante raccolto; che stiano bene che lo zucchero non è il loro vero alimento pare una questione secondaria.

Le visite a febbraio / marzo devono anzi dovrebbero essere limitate solo a constatare la forza e la vitalità della famiglie, anche solo dall’esterno…un occhio allenato capisce la forza o meno di una famiglia solo osservandola dal predellino di volo. A cosa serve aprire e rompere il microclima? Per postare le foto? Facciamole con temperature più miti, quando aprire e tenere aperta un’arnia non costa un notevole stress alle api come in questo periodo dove si magari alle 12:00 ci sono 12 anche 15 gradi, ma di notte la temperatura magari piomba a 5 e sappiamo bene quanto i favi con miele siano degli ottimi coibentanti. Bisognerebbe visitare le famiglie solo se si sospetta qualcosa, solo se è necessario intervenire.

Ad esempio 2 settimane fa notavo poco movimento in una arnia rispetto alle altre; generalmente si pensa ad orfanità, o altre problematiche… appena aperta l’arnia mi sono reso conto che la famiglia era deboluccia a livello numerico anche se con mio stupore estratto il primo favo ho notato che era presente covata opercolata. Partito già con l’animo di una veloce riunione la nuvoletta di dubbi sulla mia testa ha cominciato ad espandersi. Ho richiuso l’arnia cambiando idea sul da farsi e con vari dubbi rinviati nel prossimo mese…

Questo mi porta ad una altra ipotesi e considerazione. L’ibridazione.

La ligustica (almeno per quella che è la mia esperienza nel mio apiario) tende a svernare con glomeri su una media di 5 favi (senza considerare interventi autunnali dove molti apicoltori pompano le api con nutrimenti ed altre invenzioni varie). La carnica al contrario  (di cui ho pochissima conoscenza pratica) è nota per svernare in glomeri molto piccoli ed avere una veloce ripresa anzi a sorpassare nei tempi la ligustica nella fase primaverile.

Inoltre da due annetti ad oggi noto una notevole diversità nelle operaie a livello di fenotipo; alcune sono le classiche api dalla tipica colorazione, altre sono con tegumenti quasi bianchi e neri e sono tutte presenti in alcune famiglie. Pur non andando quasi mai a recuperare sciami ne’ tantomeno acquistando regine poiché le produco nel mio apiario, ormai devo constatare un netto fenomeno di ibridismo nel mio apiario.

Ovviamente non ho la certezza scientifica di questo, ma sono solo deduzioni derivanti dall’osservazione.

Posso sforzarmi di lavorare nel mio apiario cercando di preferire una linea piuttosto che un’altra, ma non posso ne’ potrò mai controllare quello che fanno gli apicoltori nelle zone limitrofe.

Pare che ultimamente vada di moda importare non solo le note buckfast, ma anche carniche e caucasiche. La situazione per l’ape italiana –e non lo dico io ma i dati- è ormai drammatica. Il nostro fiore all’occhiello, l’ape più esportata e più acclamata rischia di estinguersi per mancanza di rigide regole (la legge c’è, ma mancano le sanzioni e i divieti parlando solo genericamente di salvaguardia dell’ape ligustica nostrana). I venditori di fumo purtroppo ci sono sempre così come i fumatori convinti che alcuni tipi di sigarette siano più efficaci di altre.

Questo 2018 si apre quindi con una serie di dubbi anche perché al di là dell’ibridismo ho dovuto spostare il 90% dell’apiario in una postazione vicina la scorsa estate che come in molti ricordano non è stata una delle annate migliori.

Le api erano molto stressate a causa di siccità come anche della mancanza di nettare e procedere con l’asportazione di covata non si  è dimostrata una azione soddisfacente da quel punto di vista (invece per contrastare la varroa devo dire che i risultati ci sono stati infatti in questo periodo dopo il trattamento invernale la caduta giornaliera è bassa e/o quasi inesistente). Questo mi induce a credere che anche il trattamento contro la varroa debba essere condizionato dall’andamento climatico.

Dopo alcuni anni sono tornato a somministrare candito nel periodo autunnale / invernale e questo dal mio punto di vista rappresenta un po’ una sconfitta poiché non sono un ferreo sostenitore dell’alimentazione esterna.

Inoltre, sono due anni che evito di fare il blocco di covata per sperimentare nuove soluzioni, ma sono sempre più convinto che il blocco sia la migliore soluzione al problema.

Per ritornare al 2018 ho dovuto anche installare un sistema antifurto dato che recentemente 4 coglioncelli hanno pensato di fare razzia nel mio pollaio… dato che le galline le tengo come dei cani o dei gatti e che allevo anche dei pulcini francamente mi girano parecchio e spero che i 4 furbastri si siano strozzati a pranzo o a cena. Generalmente chi ruba galline (nel 2018 ancora rubano galline…) non ruba le api ma i furti recenti devono far riflettere come in questo paese le cose non stiano andando benissimo; ora non dico che bisognerebbe essere in quei paesi tipo Giappone dove non esiste la criminalità, ma credo solo che i ladri o chi sommette errori debba avere la paura della punizione oltre che la certezza della stessa, altrimenti i furbetti continueranno tranquillamente e a pagare saranno sempre i fessi.

Dovrebbe un po’ essere quando tornavi a casa dopo aver fatto una cazzata, sapendo cioè che avresti preso….il resto.

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