Profumo di ciliegio nell’aria, facciamoci un ape-ritivo!

Finalmente il solstizio, equinozio o quello che è, è arrivato, le giornate si allungano, il sole ti bacia già dalle prime ore, anche andare in ufficio la mattina del lunedì ha un sapore diverso…si vabbè…, gli alberi da forme spettrali anoressiche e gotiche cominciano a pompare linfa vitale nei loro anelli fino alle prime esplosioni floreali che mandano in euforia le api e i pronubi.

La primavera rappresenta un momento  -anche senza mangiare lo snack- di vero godimento sia dal punto di vista olfattivo che visivo (nel mio caso solo visivo visto che ho il naso perennemente chiuso).

Cosa dire delle prime visite nei mesi marzo / aprile, fulcro e culmine di varietà floreale e botanica che le api riassumono e sintetizzano in simpatiche pallottole colorate collocate nelle cestelle dell’ultimo paio di zampe; bottino importantissimo per la nuove leve che sostituiranno le “vecchie” generazioni invernali. Le api sono gli unici animali al mondo che ci permettono di assaggiare una parte del nostro territorio in cui viviamo, nessun altro essere è in grado di farlo, almeno nessun essere di questo pianeta. Trovo un vero abominio la prassi di alcuni apicoltori di collocare le trappole per il polline soprattutto in questo periodo che è il più delicato per le api… poi però gli apicoltori si lamentano di avere famiglie sempre più deboli e che stentano e giù di sciroppi industriali proteici vitaminici… e altri prodotti in grado di rinforzare l’intestino, le antenne, le ali e chi più ne ha più ne metta.

Cerchiamo di trattare le api per quello che sono, animali selvatici, non sono modelle della moda di Milano.

Anche con il perenne naso chiuso il sottoscritto non può fare a meno di inebriarsi del profumo di favo di cui cominciano ad impregnarsi le arnie il cui punto massimo verrà raggiunto con la raccolta dell’acacia e del castagno in cui l’odore di nettare e polline potrà essere goduto soprattutto verso la sera quando le api ventilatici asciugheranno il nettare per privarlo dell’eccessiva umidità e trasformarlo nel denso miele che conosciamo, Basta straiarsi davanti al predellino e cominciare ad annusare e sognare.

Palline arlecchino le chiamerei: verdi, bianche, gialle, arancioni, viola, rosse, marroni, beige, nere, grigie …. una vera esplosione di colori, osservare in primavera le bottinatrici cariche del prezioso bottino proteico è veramente affascinante, chiunque ami le api potrà capire queste parole, noi pazzi staremmo ore ad osservarle davanti al predellino di volo, altro che ape-ritivi et similia.

Le visite ora cominciano ad essere più frequenti e scadenziate, l’allevamento di fuchi è partito e questo non solo è indice di forza e sanità della famiglia, ma anche che si avvicina il momento riproduttivo, il momento più temuto dagli apicoltori.

Generalmente da febbraio a maggio possono manifestarsi alcune patologie tipiche del periodo, tralasciando i casi più gravi ed insperati quindi è bene tra una visita e l’altra evitare operazioni che possano compromettere la sanità delle famiglie, una tipica regola nel caso di pareggiamento vuole che lo scambio di favi di covata avvenga solo da una famiglia forte ad una debole e non viceversa e per ovvie ragioni che si sono spiegate in precedenti post quali la riunione di famiglie o i pareggiamenti per avere famiglie omogenee. Intendiamoci, una famiglia debole o piccola può benissimo farcela senza l’intervento dell’apicoltore, ma se questi aspira ad una produzione di miele dovrà mettere in atto quelle prassi per avere delle famiglie forti, sane e produttive.

È sempre meglio avere una famiglia forte che due/tre deboli, questa è una delle massime che si possono riscontrare in molti libri di tecnica apistica. Il concetto è semplice, dare attenzioni a due/tre famiglie piccole porta via molto lavoro/tempo = pochi risultati, unendole rimarrà solo la regina più forte e produttiva e le api improvvisamente più numerose riusciranno ad accudire meglio la covata e a distribuirsi i compiti tra caste. Vi sono anche altre possibilità operative, come quella di salassare le più forti in gioia ad una debole che non andrà riunita ma semplicemente rinforzata. Ad esempio all’uscita di questo inverno ho trovato una famiglia che (non so come ma dalle api impari sempre ed è per questo che sono affascinanti) che occupava praticamente un solo favo. Non presentava patologie e probabilmente si è invernata peggio delle altre.

Ero dubbioso se riunirla o meno. Invece della riunione ho optato per il rinforzo anche perché le più forti vanno salassate costantemente, quindi private di favi di covata opercolata ed api vecchie. In questo modo si ottiene un buon risultato, si rinforzano le famiglie deboli  e si pareggiano le altre cercando di disincentivarne la febbre sciamatoria; se avessi solo salassato le forti avrei  creato dei nuclei orfani che avrebbero avuto bisogno comunque di una regina che in questo periodo dell’anno è difficile produrre (ho constatato che nella mia zona le regine hanno probabilità di successo come nascita, accoppiamento e ritorno dal volo nuziale nel periodo aprile/maggio). Ora questa famiglia –sempre con la regina originaria- si presenta su circa 4 favi e spero di portarla per l’acacia.

Buona primavera a tutti

(ndr le ultime due foto sono tratte dalla rete e non sono state realizzate dal sottoscritto)

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