Il megafono dell’ignoranza

Internet è un grande strumento, è  lo strumento che mi permette di scrivere e diffondere il mio pensiero in tempo rapidissimo; proprio come sto facendo ora.

Gli antichi utilizzavano il famoso nuncius (“colui che riporta per conto di un altro soggetto una dichiarazione” un po’ come si faceva alle elementari quando ti piaceva una… ) per esporre le proprie intenzioni, soggetto che molto spesso nei preludi bellici faceva una brutta fine… in genere tornava sopra il proprio cavallo con la risposta dell’altro interlocutore (la risposta molto spesso era una il corpo del nuncius senza testa…. un deciso “per me è no!”).

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Se in passato i rapporti di corrispondenza erano alquanto ….. complicati  -difficilmente un secondo nuncius sarebbe stato rinviato per trattare- oggi è diventato troppo facile esporre esteriormente quello che si prova interiormente, gli economisti direbbero che il PIL è aumentato virtualmente.

Il passaggio del pensiero mentale trascritto nel celebre “cosa cavolo stai pensando in questo momento” è diventato rapidissimo, nessun nuncius vivo o morto potrebbe competere con tale rapidità… questo ha fatto si che il mestiere del nuncius si sia via via perso nei secoli…ma se nei secoli le teste dei nuncius non si sono perse, si è forse perso il senso e/o la sostanza del messaggio da inviare.

Come dimenticare i celebri: “buona notte a tutti amici di …..”, “sono arrabbiato/a…”, etc.

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I social (che poi sono tutto tranne che sociali visto che si scrive da soli) hanno dato in mano ai nuovi Leopardi (non il felino) un megafono così forte che ormai la letteratura di fogna imperversa nella rete, nei social in particolare, dove i “pesci” -a differenza di quelli veri negli oceani- abbondano in maniera inversamente proporzionale.

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Nel mondo apistico a differenza del “Buonanotte amici di ….”  tendono ad imperversare foto di favi colmi di api con il classico seguito di complimenti al titolare (senza considerare che se le api sono sopravvissute all’inverno il merito dell’apicoltore è solo legato al fatto che ha saputo trattare (limitare) la varroa, per il resto come al solito ci hanno pensato le api le quali sono le vere artefici di loro stesse).

Le ultime genialate sono l’utilizzo di fogli (cerei) in plastica e l’utilizzo degli antibiotici.

Cominciamo dalla plastica.

Utilizzato soprattutto dagli americani il foglio in plastica riproduce, come il classico foglio cereo, migliaia di cellette esagonali che fungono da base per creare il favo vero e proprio. La genialità non finisce qui, perché tali fogli sono di diversi colori: nero o verde per i telai da nido e dulcis in fundo (miele in fondo nel ns caso) giallo per i melari (giallo per sembrare più “nature”???).

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Detto che le api tendono a costruire su detta plastica solo se costrette (per invogliare a costruire questi fogli vengono spalmati con miele o cera bollente- quindi altro lavoro) trovo che questo sistema sia una grande forzatura per le api; utile solo per “l’apicoltore”.

Già usare un foglio cereo normale è una forzatura in quanto le api non sono “libere” di scegliere come costruire il favo ma sono indotte a costruire in maniera regolare (cervello umano) un favo che nel mondo delle api (irregolare) risulterebbe di fattura notevolmente diversa (basta osservare i favi naturali di sciami selvaggi o quando le api costruiscono nelle parti vuoti dell’arnia lasciati così per dimenticanza dell’apicoltore).

Non dimentichiamo che le api seguono il loro schema e non quello dell’apicoltore il quale per ovvi motivi tende ad omologare la situazione dell’apiario e all’interno dell’arnia. Ma credo che ci sia un limite a tutto. Pochi inoltre sono a conoscenza del fatto che le celle (costruite naturalmente) delle api seguono un particolare schema “prismoide” a Y che si può osservare sul favo soprattutto quando la cera è “giovane”. Secondo molti dalla posizione della Y discenderebbe anche il carattere e l’irrequietezza delle api perché non dobbiamo dimenticare che il favo e le celle non sono solo le pareti dell’arnia (come potrebbe essere per i muri delle ns case), ma costituiscono il network delle api stesse con il quale comunicare e sul quale vivere. Molti sbandierano foto e utilizzi prodigiosi di questi fogli plasticosi …. ma quando mai uno sciame si collocherebbe in un ambiente così artificiale? Per non parlare delle arnie di plastica sulle quali non mi pronuncio.

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La seconda parte della letteratura internettiana sbandierata dai nuovi nuncii è l’utilizzo degli antibiotici. Il ragionamento sinallagmatico dei neuroni di costoro è il seguente: “se lo usano in tutti negli altri paesi  =  lo utilizz (erei)o anche io”, il tutto suffragato e giustificato dal fatto che ormai mangiamo antibiotici ovunque. Tutto questo a mio avviso rappresenta motivo ulteriore per selezionare i prodotti di cui ci nutriamo e i relativi produttori. Premesso che gli antibiotici così come gli steroidi, ormoni e/o altre porcherie dovrebbero essere vietate per qualsiasi produzione e non solo per quella apistica, trovo che questi messaggi sparati dai megafoni del web siano inquietanti e rappresentativi purtroppo della situazione in cui imperversa la società apistica attuale: ancora oggi molti apicoltori non conoscono il funzionamento degli antibiotici in apicoltura e la relativa pericolosità. Tralasciando il discorso che l’antibiotico somministrato alle api ha un decorso completamente diverso rispetto ad altri animali (l’ape è un insetto, la mucca un mammifero, ma alcuni regolamenti parlano di “pascolo per le api” quindi figuriamoci che confusione), il fatto di sbandierare/giustificare l’utilizzo degli antibiotici sta a sottolineare una profonda ignoranza e/o menefreghismo della fattispecie in esame. In ogni caso copiare una metodologia solo perché lo fanno gli altri non mi sembra foriera di una strategia vincente, lo sarebbe solo se la medesima si fosse dimostrata vincente sulla base di solide basi scientifiche/statistiche etc., ma ad oggi risulta esattamente il contrario. purtroppo nel web come nella televisione si tende ad accettare la soluzione miracolosa sbandierata qua e là, si va dall’utilizzo dell’inula viscosa contro la varroa (spero che possa funzionare) alla somministrazione di candito proteico, vitaminico, che incrementerebbe le prestazioni delle api in tal modo da essere denominate le api di Rocco….

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Ci lamentiamo sempre perché le api sono sempre più deboli,…senza renderci conto che la causa primaria siamo noi stessi. Avviciniamoci ad una apicoltura più naturale e rispettosa dell’istinto delle api, ne trarremo tutti giovamento.

Come apicoltori, quali templari di questo fantastico pronubo dovremmo limitarci al minimo indispensabile; in fondo ed in realtà  le api sono un po’ come le donne, ci danno l’illusione di decidere quando in realtà hanno già fatto tutto loro.

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2 pensieri su “Il megafono dell’ignoranza

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