Febbraio traditore

Non me ne vorranno coloro i quali sono sfarfallati in questo mese e quindi perdonatemi se oso proferire che il mese di febbraio non lo amo particolarmente, oltre al fatto che fin da piccolo il carnevale non mi è mai stato simpatico –già di base gli esseri umani usano delle maschere nella vita quotidiana, se ne aggiungiamo delle ulteriori il risultato sarà un po’ come quando giocavamo da piccoli mettendo gli specchi degli armadi gli uni davanti agli altri…un rebus indecifrabile se non avete fatto da piccoli a questo giochino è bene recuperare.

Febbraio dicevo… è un mese…. infimo, traditore!

Alterna giornate miti quasi estivo/primaverili per poi darti una sganasciata nelle borse melari l’indomani con temperature polari … oggi tutti al mare e domani tutti a sciare potrebbe essere il motto di questo mese.

Un periodo illusorio anche per le povere api. Nelle pareti collinose più a sud si intravedono le prime fioriture come noccioli, salici, i primi fiori di campo e di conseguenza comincia il periodo frenetico delle api. Febbraio rappresenta forse il periodo più critico per gli imenotteri poiché  rappresenta il periodo massimo del loro andamento a fisarmonica. Caldo freddo, caldo freddo comporta un movimento da parte delle api e ciò, di conseguenza, fa si che il consumo delle scorte diventi altissimo. Ho approfittato della “caldissima” giornata di ieri con temperature forse superiori a 15° C per dare una occhiata approfondita a qualche famiglia che pareva in difficoltà al momento del trattamento con “Apibioxal” avvenuto 2 settimane prima. Una famiglia in particolare si presenta su tre telai senza covata. La regina (bianca detta Biancaneve in questo periodo) era presente e si muoveva normalmente per cui non ho ancora compreso se trattasi di famiglia debole o famiglia piccola che ancora non ha espresso il suo potenziale. Nei prossimi giorni vedrò come operare e quindi se unire o meno. Se la regina (trattasi di regina biancaneve quindi giovane) non comincerà la deposizione sarò costretto ad unire il nucleo con altra famiglia piccola ovviamente dopo essermi accertato dell’assenza di patologie gravi.

In questo periodo e quindi all’uscita dell’inverno è normale avere delle perdite nei propri apiari. Diciamo che può essere accettabile una perdita del 10% degli alveari, percentuale che se applicata ad altri allevamenti sarebbe pesantissima (pensiamo alla perdita di 10 mucche su 100!). Gli apicoltori più attenti ed aggiornati sanno bene che queste stime in realtà sono per più catastrofiche e vanno bel oltre il 10 %. In alcuni casi si odono percentuali elevatissime fino al 40/50% di perdite delle colonie. Questo ovviamente per colpa sempre dell’uomo e dei vari prodotti inutili che lo stesso utilizza in ambito agricolo…senza contare 1,2,3,4,  la presenza dei nuovi nemici quali Vespa Velutina (recentemente è stato rinvenuto un nido nel Veneto) e Aethina Tumida in Calabria.

Insomma, siamo accerchiati e non pare alterato il livello di sensibilità delle istituzioni che dovrebbero tutelare questo inestimabile patrimonio naturale: l’ape italiana (e finiamola di comprare ibridi dalle caratteristiche prodigiose di marketing). Tornando alle percentuali e alla ripresa della stagione, le api a differenza di altri animali hanno una capacità incredibile nel rispondere alle problematiche e alle avversità. Le api hanno una incredibile capacità di “autorigenerazione”. Anche se paradossalmente si dovesse rimanere con una sola arnia la famiglia in essa contenuta rappresenta la base per l’apicoltore per poter rigenerare il proprio apiario. In parte la famiglia stessa nel periodo della febbre sciamatoria con la costruzione di celle reali ci da la possibilità di creare nuove famiglie, dall’altra sarà l’apicoltore una volta impratichito ad accelerare il meccanismo tramite la sciamatura “programmata” o “artificiale” (tenendo sempre a mente che le regine migliori nascono nel periodo primaverile e quando la loro creazione è stata programmata dalle api stesse). La voglia di visitare, programmare, creare sale, ma febbraio è traditore e illusorio e rimane soltanto la possibilità di controllare le api dall’esterno. Le visite interne devono essere mirate e specifiche altrimenti il rischio di “spezzare” il microclima creato dalle api è alto e potrebbe generare stress alla famiglia con tutte le conseguenze del caso (quindi finiamola di fare foto da pubblicare nei social se teniamo veramente alle nostre famiglie anche perché il merito è delle api e non dell’apicoltore).

Sicuramente è periodo migliore per eseguire gli ultimi lavoretti di fino in laboratorio (zigrinare l’armatura dei telai, aggiustare i telai, disinfettare eventualmente del materiale che riutilizzeremo, riparare le arnie, inserire fogli cerei nei telai ecc…).

E’ importante sempre osservare le api dall’esterno per capire l’attività all’interno scusate il giro di parole, ad esempio è positivo che importino del polline ma questo non è sempre indice del fatto che la regina stia deponendo. Osservare da fuori per qualche minuto è anche utile per capire la forza, il vigore e la vivacità delle famiglie per quando si faranno eventuali azioni di riunioni o pareggiamenti tipici del periodo di marzo aprile…ancora troppo lontani…purtroppo

Speriamo che febbraio e le sue maschere passino in fretta…

 

Colgo l’occasione per ringraziare la rivista Apinsieme per aver dedicato una mia foto nella copertina di…………..febbraio!

altre foto potete vederle nel sito: http://www.lucacoscophotography.com/

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2 pensieri su “Febbraio traditore

  1. Ciao luca! sempre belli i tuoi articoli 🙂
    Ho letto che hai trattato due settimana fa con acido ossalico oppure ho capito male?
    Volevo trattare anche io prima della ripresa vera e propria, anche se probabilmente avranno fatto delle roselline di covata per tutto il polline che ho visto entrare nelle arnie…

    Federico

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