Hashtag #guardaquantoègrossoilmioglomereinvernale

In passato adoravo la tecnologia, a volte trascorrevo pomeriggi o notti intere a compilare nel terminale (una finestra nera con delle scritte incomprensibili) per installare, settare, aggiustare, aggiornare ecc.

Sono comunque in parte grato a questa parte della mia vita che mi ha permesso di conoscere il software libero e di utilizzarlo a discapito dei software che rendono ancora più schiavi tutti gli altri utenti che non utilizzano software libero.

Poi in un bel giorno di primavera ho visto dalla finestra il mio primo sciame che partiva, ed ho capito che la vera vita “è la fuori” (cit. Fox Molder X-files).

L’informatica (tutta in realtà) crea davanti a noi una grande illusione, una patina binaria sui nostri occhi, ovvero quella di sembrare liberi quando in realtà essa ci rende sempre più suoi Schiavi. Crea catene subdole e invisibili : le catene mentali. Basta girarsi intorno per capire di cosa sto parlando: capi chini verso il cellulare, gruppi di persone che si riuniscono per parlare fra di loro, ma sempre esclusivamente col cellulare, non è più possibile sostenere una comunicazione normale senza interruzioni di avvisi pop up, notifiche… “scusa devo rispondere,… si un attimo la notifica……si un attimo il messaggio,….si arrivo”. L’apice delle mie esperienze negative in tal senso è stato quando sono stato invitato da una coppia di miei amici a casa loro poiché era parecchio tempo che non ci vedevamo. Bene, giunto a casa loro abbiamo passato tutto il tempo sul divano e loro che parlavano, si però parlavano fra di loro col cellulare!

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I social sono la cosa più antisocial che possa esistere. Ti danno l’illusione della vicinanza, ma ti allontanano di più in realtà. Lo dice uno che per l’appunto in passato amava la tecnologia e che poco a poco ha cominciato ad odiarla e che oggi la usa il più marginalmente possibile ad esempio per scrivere in questo spazio.

Nel presente futuro creiamo proiezioni digitali modificate del nostro io…. gente che pubblica in maniera ossessiva foto di se stessi (ovviamente ritoccatissime che se la vedi di persona sembra un suo lontano parente) o di quello che fa senza pensare al risvolto negativo. Si vedono spesso ad esempio in campo apistico questi “soggetti” che non hanno di meglio da fare che visitare una famiglia di api in inverno e quindi in pieno glomere per postare le foto sui “social” per far vedere a tutti gli “amici” le dimensioni del loro glomere.

Altri ancora, non saprei come definirli… “scienziati” o meglio “futuri premi nobel” che narrano delle incredibili proprietà dei canditi selfmade che farebbero cadere la varroa la quale fugge via al solo vedere l’apicoltore arrivare in apiario.

I millantatori ci sono sempre stati nel passato, ad esempio i famosi indovini che conoscendo qualche principio base di meteorologia riuscivano incredibilmente a prevedere che sarebbe piovuto di li a poco e da qui a venerarli come soggetti dotati di chissà quale potere… ma una volta era appunto una volta, i creduloni non erano attrezzati sia  livello conoscitivo che tecnologico per smascherare questi soggetti.

Oggi dovrebbe essere molto più facile…..dovrebbe. Invece proprio la tecnologia e i social creano ancora più ignoranza.

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La situazione oggi, come dico spesso, è come in passato, ovvero viviamo in una sorta di medioevo contemporaneo in cui ciò che è avanzata è, appunto, l’ignoranza che è diventata ignoranza tecnologica. Basta guardare i vari gruppi di apicoltura sui social. E’ sufficiente che qualcuno si inventi una “ricetta magica antivarroa” per generare un incredibile fiume di perle di saggezza e di conoscenza. Una rissa telematica che può avere i suoi risvolti negativi anche penali. Pochi sanno infatti che anche dietro una tastiera generare un insulto o una minaccia equivale alla stessa condotta descritta nel nostro codice penale e in alcuni casi si rischia anche la diffamazione a mezzo stampa quindi con l’aggravante della diffusione del mezzo pubblico; questo perché i social sono equiparati in sostanza ad un giornale cartaceo in grado di raggiungere una platea indeterminata ed indeterminabile di persone.

Scrivo questo nella speranza che non solo chi naviga stia più accorto a riconoscere i vari millantatori (anche perché il venditore di fumo sicuramente esiste perché qualcuno se lo beve e sempre esisterà), ma soprattutto stia più accorto nei pericoli che incombono dietro la tastiera, dire quello che si pensa in un social può portare a serie conseguenze e basta fare una ricerca su google per trovare numerosi esempi.

Ma il delitto più grave lo commettono quelli che aprono le arnie in inverno per fotografare quanto grosso è il loro glomere.

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Questi geni non hanno idea del danno e dell’alto livello di stress che generano in una famiglia di api. Le api non hanno certamente un boiler o una stufetta che le possa aiutare a raggiungere anche sopra i 25° al centro del glomere.

Quando la temperatura esterna è intorno lo zero come in questi giorni le api devono generare un microclima all’interno dell’arnia con un dispendio di energie non indifferente, ma vuoi mettere l’invidia degli altri apicoltori nel far vedere quant’è grosso il mio glomere in questo periodo? Vuoi mettere il far vedere che le mie api resistono anche se le apro in pieno gennaio.

Se proprio non resistiamo alla tentazione di vedere il glomere ci si può attrezzare usando delle arnie trasparenti realizzate con i dovuti criteri coibentanti.

E cosa dire ancora del #canditoammazzavarroa. Un candito in grado di stendere la varroa ancora prima che le api lo assumano? Sicuramente da provare.

 

Quando ho iniziato questa avventura pensavo che gli apicoltori fossero dotati di ben altre personalità, pensavo che chi avesse a che fare con le api dovesse avere per forza un animo diverso, un animo nobile, una mente più aperta, mi sbagliavo,….in fin dei conti gli apicoltori sono sempre e purtroppo degli #esseriumani.

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