Preludio primaverile

Si avvicina finalmente il momento tanto atteso dagli apicoltori, il controllo primaverile delle arnie.

Verso il mese di marzo a seconda delle postazioni e della posizione geografica gli apicoltori ricominciano la tanta attesa attività rimasta sopita durante l’inverno.

Non nascondo che aprire un’arnia dopo i mesi invernali e risentire il profumo del favo emoziona in un modo indescrivibile e solo chi sa o ha provato può capire questa affermazione.

Inverni sempre più strani in realtà si susseguono da un po’ di anni. In questo febbraio 2016 pare ci sia una certa stabilità di temperature che non possono definirsi propriamente rigide, ma tutto sommato con questo clima ormai pazzo bisogna adeguarsi. E le api si adeguano sicuramente a questi sbalzi anche se la norma per loro sarebbe certamente un’altra cosa.

L’ideale dovrebbe essere un’estate non troppo calda seguita da un autunno/inverno rigido in modo tale da permettere anche un blocco naturale della covata con conseguente trattamento dal quale trarrebbero beneficio sicuramente le api ripulite dalla varroa così come l’apicoltore che potrà dormire sonni sereni fino alla primavera. Sonni tranquilli che il sottoscritto sicuramente non ha fatto e che continua a non fare dato che l’autunno impietoso seguito da un inverno mai veramente giunto hanno fatto si che la varroa abbia continuato –seppur in maniera discontinua- il proprio maledetto ciclo riproduttivo. Per la prima volta mi sono dovuto piegare ad altre tipologie di lotta incrociata contro la varroa e mio malgrado, nonostante sia contrario, ho sperimentato il sublimato nel mio apiario. In particolare ho operato in due/tre famiglie che riportavano seri sintomi da reinfestazione autunnale. Sono sempre più convinto che ci sia qualche ******** apicoltore nelle vicinanze che non tratti a dovere le proprie famiglie (ad esempio mi ritrovo sciami anomali non miei nei pressi dell’apiario in agosto/settembre) e tutto ciò è molto frustrante poiché mi danno per dare il meglio alle mie predilette e vicino –non so dove e/o chi- c’è sicuramente la fonte dei miei danni.

I trattamenti combinati territoriali sono un efficace metodo di lotta poiché permettono di trattare una zona interessata da vari apicoltori limitando fortemente i casi reinfestazione. Reinfestazione che purtroppo in autunno quotidianamente si ririririverifica inesorabilmente poiché ognuno si fa i ***** suoi e magari tratta anche con metodi…..lasciamo perdere.

La lotta alla varroa continua a non avere fine, senza contare l’imminente arrivo di vespa velutina e di aethina tumida di cui si parla, ancora, troppo poco. Siamo in un bel panino nel silenzio tombale delle istituzioni “preoccupate” -anche a livello europeo- di indicare la lunghezza massima delle zucchine e delle melanzane, mentre i neonicotinoidi e i vari fitofarmaci sono solo meramente “sospesi”; non vogliamo un contentino, non ci basta e non serve a nessuno. E l’ape chi se la fila? Gli apicoltori sono sempre abbandonati a loro stessi…soprattutto gli hobbisti. Nei primi anni dall’avvento della varroa bastava un trattamento con un solo principio attivo, ora sono necessari minimo due trattamenti o tre e differenziati nel principio attivo, poiché la maledetta, nel frattempo, è divenuta anche più resistente. Ma è così difficile creare un prodotto naturale definitivo? Non sono un chimico quindi non me ne intendo ma conosco la questione, è molto più remunerativo per una casa farmaceutica tenere in “vita” uno zombi che un morto o una persona sana -ci siamo capiti-.

Però è anche vero che se lo zombi prima o poi muore veramente non ci guadagna più nessuno.

Tornando all’argomento principe, l’apicoltore dopo aver cercato di salvare le proprie api nel periodo autunno/invernale dovrà constatare la situazione in apiario e sperare di aver limitato i danni. E’ bene nelle prime visite e temperature permettendo, erogare una nebulizzazione di acido peracetico utile ad abbattere la carica virale presente nelle famiglie, soprattutto quando si passa da un’arnia all’altra (operazione possibile per i piccoli apicoltori ovviamente), anche perché è noto che il periodo più problematico è proprio quello che va da marzo ad maggio; pesti e virus sono sempre dietro l’angolo e chi dice di non aver mai avuto problemi…beh mente sapendo di mentire. Bisognerebbe anche evitare nel limite del possibile lo spostamento dei favi e di materiale apistico tra le famiglie sempre per limitare la dispersione di eventuali cariche virali da famiglia a famiglia.

cropped-cropped-dsc_0986.jpgStanno prendendo piede anche i cosiddetti microorganismi effettivi sui quali però, a quanto mi risulta, non ci sono evidenze scientifiche certificate e solide; a detta degli utilizzatori pare che migliori la vivacità della famiglia e la sanità, ma è tutto da dimostrare e sicuramente ben venga la sperimentazione di prodotti naturali.

In realtà l’ape avrebbe tutte le possibilità pera farcela da sola, l’unico suo problema è l’uomo.

IMG_20160213_094549la mia segretaria personale mi assiste nel completamento delle difficilissime etichette

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2 pensieri su “Preludio primaverile

  1. Molto bello il video!
    Io quest’anno condurrò i miei primi alveari e vedere le api che iniziano a prendere attività mi emoziona davvero un sacco! Non so se sarò in grado ma comunque vada sarà un successo, come diceva qualcuno.

    Amilcare come se la passa?

  2. se scatterà in te la passione,… non avere dubbi …
    le difficoltà a volte sono molto, ma le soddisfazioni legate al mondo delle api (non parlo di miele o di produzione, ma solo del concetto si avere vicino le api) sono molte.
    Amilcare direi bene ogni tanto lo libero con le galline, tanto ormai si considera uno/a di loro…
    grazie per il commento
    ciao
    luca

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