Inverno in arrivo?

“I baci ci rimangono soltanto,
baci così pelosi come l’api,
che muoiono lasciando l’alveare.
E ronzan nelle notti di dicembre”

(Osip Mandel’štam)

Finalmente l’inverno è “arrivato”. Le temperature non sono però così rigide e questo potrebbe compromette tutti i calcoli quantici/astronomici degli apicoltori per effettuare i trattamenti invernali. Osservando le api tramite le arnie trasparenti si notano, comunque, i primi abbozzi di glomere. Quando le temperature scendono sotto i 10°, esse cominciano a rallentare i loro movimenti e tutta l’attività tende verso lo zero. Questo implica una mancanza di importazione di polline e di nettare e di conseguenza anche una mancata deposizione da parte della regina. Avviene così il blocco naturale invernale che permette al 21imo giorno di effettuare il trattamento definitivo (soluzione di Apibioxal sgocciolato).

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Ovviamente perché l’efficacia sia massima, l’ossalico dovrà essere somministrato in assoluta assenza di covata opercolata, ergo, se le api sono in glomere/blocco/fermo/arresto/carcere per dieci giorni ma all’undicesimo -a causa dell’arrivo di un anticiclope(ciclone)- la regina riprendesse la deposizione, tutti i calcoli vanno a farsi benedire e l’apicoltore dovrà non solo riprendere il countdown, ma anche rimandare i trattamenti. Questo genera un simpatico effetto = sono le api a guidare l’apicoltore nelle operazioni apistiche e non il contrario.

DSC_0922Glomere, si può osservare la “palla” sui favi e le api strette tra loro

Generalmente chi non ha voglia/tempo di contare e sgocciolare… provvederà a sublimare ripetutamente con i rischi e le conseguenze inerenti alla pratica del sublimato…

In alcuni paesi scandinavi per evitare l’effetto a “fisarmonica del glomere” (come piace definirlo a me, ma se vi piace qualche altro strumento musicale potete pure utilizzarlo anche se effetto a tromba non è molto elegante…) si usa collocare le arnie e le api in delle sorti di celle refrigeranti con temperature costanti intorno allo 0° per poi liberare le api alla ripresa primaverile.

In effetti l’andamento a trombafisarmonica comporta per le api un notevole dispendio di energia, infatti, con l’aumentare delle temperature esse consumano elevati quantitativi di miele e polline raccolti/o in autunno. E’ anche per questo che bisogna lavorare bene sul finire dell’estate per avere famiglie sane, forti e numerose che consumano quantitativi di miele minore rispetto ad una famiglia poco numerosa (una famiglia debole per “scaldare” il glomere consuma più energia e alimento di una famiglia numerosa). Infatti, in alcune giornate d’inverno, potremmo osservare una  intensa/impensabile attività sui predellini. E’ molto facile confondere questi voli con attività di saccheggio, ma se non vediamo lotte/incontri di boxe sui predellini medesimi non abbiamo bisogno di preoccuparci. Il saccheggio, inoltre, si riesce a constatare osservando i fondi delle arnie, qualora vi siano parti di cera anomale e abbondanti  con annessa presenza di parti di api e cadaverini, allora è molto probabile che sia in atto il saccheggio o che ci sia già stato. Quando l’apicoltore riscontra un’arnia vuota nel periodo invernale, dovrà rimuovere l’arnia e procedere alla disinfezione della stessa con eliminazione dei favi poiché non si saprà mai la causa del saccheggio/decesso (quindi anche i favi andranno rimossi così come i telai lignei a meno che non siano in buono stato e che non sia possibile disinfettarli accuratamente.)

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E’ molto facile per i novizi essere in preda all’ansia invernale derivante dal fatto di non vedere api svolazzanti e non sentire brusio dalle casse (in realtà l’ansia se la portano anche i veterani (che non c’entrano nulla con i vegani o i vegetariani), solo che fa figo non darla a vedere, e infatti giù di tonnellate di candito…). Anche in questo caso non bisogna allarmarsi, soprattutto non bisogna MAI aprire un’arnia con temperature molto rigide per poi constatare che la famiglia era in pieno glomere tra i favi completamente immobile. Visitare una famiglia in queste condizioni vuol dire provocare alla stessa uno sforzo immenso nel rigenerare il microclima prodotto a causa dell’apertura dell’arnia. Quando si sente dire “pensavo fossero morte, ho aperto ed erano tutte lì”… quindi al massimo attendere una bella giornata con temperature più miti.

 

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Nella foto si vede un’altra arnia trasparente a cubo in cui è ancora più evidente “l’effetto palla” del glomere

Le famiglie, inoltre, non sono tutte uguali e a parità di condizioni climatiche quelle più numerose potranno mandare in avanscoperta alcune bottinatrici, mentre quelle più deboli neanche si muoveranno dal glomere dando grattacapi al solito apicoltore ansioso……

Le api non temono il freddo (per loro vale il detto testa calda piedi freddi), ma l’umidità, la fame e le patologie si.

Quando la famiglia muore per freddo e mancanza di cibo presenterà le api stesse infilate nelle celle con il solo addome rimasto all’esterno alla ricerca disperata di miele.

Famiglie morenti o morte per virus (varroa) presenteranno ad esempio api nascenti con la ligula estroflessa incapaci di uscire dalla cella.

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In tutti questi casi (sospetti) è bene isolare l’arnia, renderla inaccessibile e procedere alla disinfezione del materiale.

L’inverno è utile sia alle api che all’apicoltore. Permette alla famiglia e alla regina un periodo di riposo, l’apicoltore invece non si riposa affatto poiché investe compra fa il falegname, il chimico, investe nella borsa di Tokio ecc… permette però all’apicoltore  -nella stagione successiva-  di valutare il proprio patrimonio apistico rendendolo edotto del fatto di quali famiglie si presentino meglio e quindi saranno sane e produttive.

1463176_452238981555169_1404021117_nApe infreddolita sul mio dito indice, in realtà ape CIA intenta a controllare le impronte digitali

E’ una sorta di selezione naturale. Famiglie che escono dall’inverno e che stentano o che hanno problematiche andranno scartate per ovvi motivi sia sanitari che organizzativo/produttivi. Le famiglie deboli in primavera danno molto più lavoro all’apicoltore rispetto alle famiglie forti dalle quali l’apicoltore può ricavare nuovi nuclei, regine, ecc…le famiglie deboli andranno riunite con altre famiglie deboli.

 

dott. Luca Cosco

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