L’autunno si avvicina…

Iniziamo con una piccola perla apisticoletteraria.

C’era un’ape piccolina
dentro il fiore, stamattina,
che succhiava, che suggeva,
mentre il sole rispendeva.
Poi l’ho vista via volare,
fino al suo bell’alveare.
L’ho sentita che ronzava,
forse il miele fabbricava.
Quel bel miele dolce e biondo
pei bambini di tutto il mondo.
(A. Gentili)

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Passata la stagione produttiva  -visto anche il calo repentino delle temperature- l’apicoltore procede all’invernamento delle famigliole.

Ovviamente in luglio/agosto a seconda della latitudine bisogna aver effettuato i trattamenti tampone anti varroa in vista del trattamento definitivo del tardo autunno o invernale.

Quest’anno la caduta di varroa nell’apiario è stata imponente, massiccia, pantagruelica e quindi le api saranno meglio pronte per accudire le nuove generazioni -a loro volta più sane- che dovranno superare i rigori dell’inverno. Fare trattamenti tardivi o peggio non farne, equivale a trovare le arnie vuote o semivuote il prossimo anno.

E’ importante che le api abbiano gli strumenti necessari per affrontare questa futura situazione e a tal fine è bene seguire alcune metodologie di conduzione.

Parto da un’ovvietà ovviamente ovvia: le api si nutrono di miele e di polline (saltuariamente di brioches come diceva una certa regina avulsa dal contesto apistico…). Sembrerà scontato ma molto spesso alcune famiglie non superano l’inverno a causa di carenze alimentari e molto spesso perchè gli apicoltori sono soliti privare le api del loro sostentamento, sostentamento che solo la natura circostante può dare.
ape pollineNella foto ape con il prezioso carico di polline sulle “cestelle” del terzo paio di zampe
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Mai mi stancherò nel dire che non bisogna sottrarre i favi di miele e di polline all’interno delle arnie per fare qualche kg in più di miele poichè in febbraio dell’anno successivo potremo riempire i vasetti con le nostre lacrime per aver perso famiglie debilitate (dalla varroa), mal nutrite o affamate.

A volte inorridisco nel vedere “colleghi” che in periodi primaverili o autunnali si ostinano a raccogliere polline privandolo alle nuove generazioni, soprattutto quelle generazioni che dovranno svernare. “Si bello il polline primaverile, tutto colorato, tutto diverso….ah però ho le api che stanno male…”.

Una volta ho provato a costruire una trappola per polline meno invasiva, ma nel vedere le api faticare per entrare/uscire ho detto dopo una sola mezzora “fanc*** il polline. Qua si fa solo miele, propoli e cera e solo se in eccesso” (non nel cesso….in quello ho gettato il mio progetto di trappola del polline).
trapapicoNella foto il mio esperimento durato una mezzora scarsa (nella foto il cassettino non era ancora presente, la trappola era stata collocata per abituare le api)
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Ma tanti, tanto, dicono:”Qual’è il problema? andrò dall’amico e mi farò dare un pacco d’api, oppure mi farò dare quella regina che spara uova come fosse una mitraglietta uzi….”. E’ forse questa apicoltura? E’ forse apicoltura sottrarre tutto il miele per poi dare alle api sostanze industriali di dubbia provenienza? Per quanto simili i prodotti industriali sono solo scadenti surrogati rispetto a quelli raccolti ed elaborati dalle api….Ad esempio il miele è un processo chimico di trasformazione del nettare, cosa che per fortuna non si è riusciti a realizzare in laboratorio e speriamo che mai ci riusciranno perchè “alla fine la natura vince sempre” (cit. film Jurassik Bee).

Ma andiamo oltre perchè non vorrei essere ripetitivo…chiudo solo questa doverosa premessa asserendo che ogni apicoltore -degno di questo nome- dovrebbe cercare un buon compromesso in termini di sanità/produttività delle famiglie, privilegiando in ogni caso e sempre il benessere delle api, in caso contrario si tratta di un produttore di miele, anzi,…..di un mero raccoglitore di miele.

Bisogna mettersi in testa di selezionare le api nel e dal proprio apiario o zone vicine (api autoctone e non a benzina), se ogni anno prendiamo/importiamo materiale genetico proveniente da diverse zone saremo sempre punto e a capo; non si radicherà quel determinato ceppo di quella zona. “Le api non conosceranno mai quella zona”.

Fatto questo doveroso cappello, coppola, elmo, bandana o qualsiasi altro calzario di vostra preferenza, vediamo come arrivare verso l’autunno con le carte in regola e senza bluff o poker d’assi impossibili.
Ritirati i melari e impilati in riga e colonna excel, si coprono con teloni anti pioggia, con tettucci di arnie o con antichi elmi di opliti in rame scoperti nel cercare la leva arruginita per terra…
topoferroNella foto esempio di reperto archeologico risalente all’era del ferro
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E’ bene mettere delle reti o degli escludi regina che tappino l’ingresso (sopra e sotto) ad eventuali indesiderati intrusi come i topolini che potrebbero distruggere la cera (già all’epoca del ferro come nella foto di prima, erano ben noti i problemi dei topi tanto da erigere statue).
Mouse and catNella foto si nota come Osiride mi dia una mano con i suddetti topolini, dopodiché me li lascia  -teneramente sbudellati- sull’ingresso di casa sperando in un aumento di stipendio
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Le formiche invece sono ben accette in quanto all’interno dei melari svolgono la “funzione pacman” eliminando eventuali tarme delle cera o altri insetti. Inoltre, è bene lasciare i melari ben areati.
Se non si utilizza lo zolfo nei melari -come il sottoscritto- è bene di tanto in tanto visitare i melari per controllare che tutto proceda bene (sarà una menata, ma il tutto risulterà più biologico non introducendo schifezze nella cera, è un ottimo momento anche per livellare i favi dei melari recuperando cera di opercolo). Quando le temperature diventeranno rigide ci potremo pure dimenticare dei melari (ma non troppo perchè potrebbero deprimersi e l’analista costa), dato che la tarma della cera avrà delle condizioni proibitive per il suo sviluppo.
IMG1597
Una vecchia conoscenza
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Spostandoci alle arnie, prima del gran freddo e della impossibilità di visitare e quindi tra settembre e ottobre, ci accingiamo a gocciolare dell’aceto di vino rosso (similmente all’Apibioxal) in modo da effettuare almeno e minimo due cicli distanti 7gg (un giro di 4 gocciolati 1 a settimana è l’ideale in modo da coprire un ciclo di covata ). Questo perchè l’aceto ha un potere disinfettante e agisce anche contro il nosema (certo, non estirperemo la varroa, le spore, i funghi, il muschio, il dopobarba, gli elfi e gli gnomi, ma sanificheremo l’ambiente della terra di mezzo, se venisse anche Evangeline Lilly vestita con la calzamaglia da elfo [come nel film lo Hobbit] a darmi una mano sarei a posto…………..molto contento………..direi……………..).
Non divaghiamo sulle curve pericolose e rientriamo in carreggiata………Alcuni sfruttano alcune varianti ovvero aceto unito allo zucchero, ecc….va benissimo anche solo aceto di vino (meglio rosso e se di produzione nostra ancora meglio poichè più naturale) o ancora succo di limone (per impratichirsi con simili intrugli è consigliabile seguire un corso per barman, non si sa mai e poi viene utile per stupire Evangeline Lilly).
P1310196Nella foto api intente ad alzare il gomito al bancone del bar…..manca l’elfetta di cui parlavamo prima…
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Le api stanno scomparendo non solo a causa della varroa, ma per una serie di concause -complesse- interlacciate fra loro. Altri colleghi concorderanno con me su questo quesito: come è possibile che invecchino così precocemente i favi di cera che passano in due anni direttamente dal bianco perlaceo al nero carbone (e qui non c’entra la befana del 6 gennaio)?
Le spore si accumulano nella cera e nella propoli e quindi altra operazione unitamente all’aceto/limone è la sostituzione dei favi vecchi; in questo modo possiamo anche stringere il nido per una migliore coibentazione.
Se non fosse possibile togliere i suddetti perchè troppo carichi di miele o di covata, si possono portare lontani dal centro del nido, a dx o a sx in modo tale che una volta vuoti o non presidiati si possano rimuovere (è possibile anche collocare un favo carico di miele al di là del diaframma, in questo modo le api consumeranno prima le scorte contenute nel medesimo). Se il favo in questione presenta covata non bisogna creare troppa discontinuità tra questo e i restanti favi poichè la covata non riscaldata potrebbe perire per un calo imrpovviso di temperatura creando così problemi ulteriori problemi alle api di pulizia e sanità; in questo caso porteremo il favo vecchio di covata come ultimo adiacente a quelli con covata e quando questo ne sarà privo sarà rimosso.
I predatori sono sempre in agguato e quindi potremo inserire le porticine in lamiera, in tal modo le guardiane presidieranno meglio il predellino/ingresso dell’arnia.
Collochiamo, altresì, trappole anti calabroni/vespe velutine, che sul finire dell’estate ritornano alla ricerca di sostanze zuccherine quindi possiamo collocare nelle apposite bottiglie dell’aceto o della birra (sostanze che non risultano attrattive per le api).
Chi avesse suggerimenti su come attirare Evangeline Lilly è pregato di inviarmi un messaggio privato.
0000000000000Nella foto presa gentilmente da internet, Evangeline in azione nel film Lo Hobbit
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Approfittiamo delle visite per controllare eventuali criticità delle api, della covata, eventuali orfanità (tipiche del periodo autunnale) e problemi simili.

Alcuni trucchi/consigli.
– In pianura le api necessitano di circa12/15 kg per superare l’inverno, sapendo che un favo da nido pesa circa 3 kg faremo presto i nostri calcoli.
– In montagna il consumo è maggiore e la quantità di miele necessaria è circa 20 kg (al mare le api sono in villeggiatura e si rivolgeranno ai bar della zona).
– Possiamo soppesare da dietro le arnie per stimare la quantità di scorte, in questo modo alzando varie arnie ci faremo una idea precisa. Chi ha solo un arnia è bene che il prossimo anno ne conduca almeno 3 (chi ne ha più di dieci si prenda una crema per il mal di schiena).
– Possiamo inserire favi di covata opercolata (da famiglie forti) in famiglie poco numerose o deboli (le famiglie più numerose consumano meno scorte e superano meglio il freddo).
– Riunire le famiglie più deboli che passeranno difficilmente l’inverno e risulteranno lente, stentate (non senzadenti in quel caso serve un dentifricio diverso!), più soggette a malattie e improduttive nella successiva primavera; meglio poche arnie forti che tante deboli (della serie meglio la qualità che la quantità) il prossimo anno saremo sempre in tempo a salassare e formare nuclei da quelle poche famiglie forti.
– Per conoscere eventuali orfanità senza disturbare le api possiamo rivolgerci all’entomorfanotrofio o valutare l’apporto di polline dal predellino o “bussare” al tramonto sulla parte posteriore dell’arnia: se il ronzio è forte ma si interrompe in breve la regina è presente (come se dicesse: “C**** vuoi?“), se il ronzio è prolungato e “lamentoso” è probabile una orfanità (in questo periodo gli apicoltori hanno tutti le nocche rotte…), se il dubbio è forte aprire l’arnia alla ricerca di regina o di ovetti di tre gg (ecco l’utilità nel marcare le regine).
regine2015Una regina marcata è più facile da individuare
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– In caso di emergenza e se non ci sono stati casi di malattie gravi (in altri termini peste americana, europea, bubbonica)  somministrare uno sciroppo denso: miele+acqua+un limone/aceto in rapporto 2:1 alle famiglie in crisi o senza scorte (assolutamente utilizzando miele del proprio apiario e dell’annata in corso): si tratta di nutrizione di emergenza al fine di rimpire i favi di scorte(secondo me uno dei pochi casi in cui l’apicoltore deve intervenire con l’alimentazione).
– Le eventuali operazioni di nutrimento andranno fatte verso la sera per scongiurare il pericolo di saccheggio, inoltre di sera è più romantico.
cropped-solo-lapicoltore-puc3b2-capire.jpgNella foto -presa da internet- le diverse esigenze di pensiero di una coppia….in realtà nell’immagine originale l’uomo pensava ad un cuore rovesciato…..vi lascio immaginare…
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– Ridurre le visite interne prediligendo l’osservazione esterna (oddio che giri di parole!!!), con la pratica e l’esperienza il volo sul predellino ci fornirà informazioni su ciascuna famiglia come: forza, sanità, numerosità, orfanità, saccheggio, giocosità, antipatia, simpatia, allegria (come disse Mike Cattivogiorno dopo essere stato preso insieme da un’ape e da un vespa all’uscita degli studi televisivi; inoltre sfiga vuole che nessuno dei due veicoli -vespa ed ape- fosse assicurato, altro che ruota della fortuna; mica pensavate che ape e vespa fossero insetti?!).
– Possiamo recuperare con le ultime visite il/la propoli dai coprifavi (la propoli o il propoli è l’unica parola italiana ad avere problemi di sessualità….una parola trans).
– Chi avesse ancora i melari per raccolti tardivi ritirarli il prima possibile poichè i nettari del periodo autunnale quali: edera, corbezzolo ecc…, cristallizzano molto velocemente mettendo in crisi l’eventuale estrazione dai favi (quindi una volta nel “decantatore” invasettare il prima possibile altrimenti vi occorrerà il trapano per togliere il miele dal fusto).

– I cassettini/vassoi in lamiera è meglio non inserirli poichè anche se fredda circolerà aria meno umida nell’arnia; il caldo sale e le api pure, inoltre per loro vale il detto: testa calda piedi freddi (ricordiamoci che molti sciami selvatici passano egregiamente l’inverno sotto i cornicioni senza alcuna parete laterale o sottostante), a tal fine la ghiera del coprivafo andrà chiusa lasciando un piccolo foro per liberare l’eventuale umidità (le api potranno a loro piacimento sigillarlo o aprirlo a seconda delle esigenze; non tutte le famiglie sono soggette alle stesse condizioni/esigenze).

IMG1596

Nella foto esempio di riunione di famiglie……detta anche condominio e i litigi non mancano soprattutto sui millesimi, cioè millimetri

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Lasciate/scrivete pure Vs  trucchi/pratiche utilizzati nel vostro apiario…la condivisione delle idee è importante e la conoscenza è potere.

Chi non parla mai non ha niente da condividere e chi non ha niente da condividere non è interessante.

dott. Luca Cosco

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