Escludi regina si, escludi regina no

Ecco un altro capitolo della serie apicoltori contro apicoltori.

L’escludi regina rientra in quella categoria di argomenti -tra cui ad esempio la nutrizione zuccherina- che da sempre ha creato numerose diatribe tra gli operatori apistici, diatribe che in anni passati si risolsero direttamente nel Colosseo in  lotte all’ultima emolinfa davvero avvincenti.

Nonostante il panem  mel et circenses dell’ere passate, ancora oggi rimane aperta la questione dell’escludi regina.

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Magari molti di voi si staranno, legittimamente, chiedendo che cavolo sia l’escludi regina: se siete apicoltori novizi siete scusati ma invitati a studiare e/o ripassare le slides dei vostri corsi apistici, se al contrario siete apicoltori di vecchia data e non conoscete l’escludi regina vuol dire che: ne avete ignorato l’esistenza e bisogna urgentemente aggiornarsi, oppure ne siete a conoscenza, ma fate parte di quella scuola di pensiero detta “escludi regina no”.

Per coloro i quali dovessero imbattersi in questo post e non sapessero minimamente la differenza tra un’ape e tra un coleottero (nel qual caso avvisate il vostro oculista) diciamo che l’escludi regina, come dice lo stesso nome, è una sorta di rete che viene apposta tra l’arnia e i melari (o livelli superiori).

Lo scopo è quello di non far prendere l’ascensore alla regina, la quale, volendosi magari dirigere ai piani alti per deporre le ovette troverà questa barriera inaccessibile in quanto le maglie sono tali da permettere il passaggio delle operaie, ma non della regina (impossibilitati sono anche ovviamente i fuchi).

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Questa griglia è il risultato della esasperazione della ricerca della purezza del gusto / sapore dei vari mieli, in particolare dei mieli monoflora.

Precisiamo una cosa: in apicoltura convenzionale non esiste un obbligo nell’utilizzo dell’escludi regina, mentre l’obbligo sussiste in apicoltura biologica (R.CE 1804/09) e questo è presto detto = il sapore del miele è diverso e più raffinato. Perchè?

Andiamo con ordine prima di trarre le conclusioni. Le api nello stoccaggio del miele, polline, acqua, vino, dentifricio ecc… non badano certo a queste cavolate da umani; c’è un buco in un cella? Perfetto mettiamoci del miele,  si è liberata una cella perchè è nata Maia? Perfetto anche lì mettiamoci del miele.

Le api in effetti non badano alle nostre sottigliezze, per loro il miele è un alimento essenziale per la vita ed è pressocchè indifferente la sua ubicazione, non pensano certo ad abbinarlo ad un pecorino o ad un caprino doc!

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Nel nido le api possono liberamente stoccare il miele nelle celle dei favi che hanno contenuto covata o qualsiasi altra cosa (non abbiate troppa fantasia in questo caso!).

Con l’evoluzione dell’apicoltura e con l’evoluzione dei palati, si è cercato di ottenere un miele sempre più puro e quindi questo risultato lo si può ottenere invasettando il miele stoccato in celle dove non è mai stata contenuta covata.

Il miele contenuto in celle che a loro volta hanno contenuto covata (soprattutto se si tratta di favi molto vecchi o catramosi per via dell’età e del processo di propolizzazione) ha il classico retrogusto grezzo di favo; lo stesso miele molto igroscopico tende ad assimilarne il classico “tanfo”. Si tratta comunque di una differenza che solo i veri amanti del miele e solo un palato molto accorto possono notare.

Secondo me molti consumatori oggi si dirigono sul miele di acacia proprio perchè vogliono un prodotto senza sapore perchè sono stati abituati al sapore tipico del miele in favo (favo che ha contenuto covata e le sue esuvie).

Negli anni mi sono accorto che molte persone che schifavano miele come il millefiori o il castagno si sono dovute ricredere e non perchè il miele di castagno di una zona sia migliore di altri luoghi.

Il segreto, o meglio, la spiegazione è appunto l’escludi regina.

Il suo utilizzo porta con sè numerosi vantaggi vantaggi:

– migliore qualità del miele;

– evita che i favi dei melari siano attaccati dalla camola della cera;

– evita di uccidere le regine che senza escludi regine si avventurano nei favi dei melari;

– assenza di celle reali nei favi dei melari;

… e altri che vi invito a ricordarmi…

Ovviamente ci sono degli svantaggi, ma sono veramente pochini:

– lieve ritardo delle api nel raggiungere il melario;

– se non collocato nei giusti tempi l’escludi regina e quindi il melario, può incentivare la sciamatura.

Questi svantaggi sono legati in realtà all’esperienza o meno dell’apicoltore il quale nel tempo si rende conto quando collocare o meno i melari osservando anche la zona circostante.

Un trucco massì ve lo dico dai poi mi fate un bonifico…, è quello di mettere si i melari ma non sul nido bensì sul coprifavo, in modo che le api prendano confidenza e capiscano che vi è la possibilità di un ampliamento della cubatura della casa.

Se infatti dopo la posa dei melari sul coprifavo noteremo nelle visite successive che le api prendono confidenza nel nuovo piano e aumentano numericamente, a quel punto si può mettere in maniera classica il melario, non dimenticandoci dell’escludi regina!

E voi?

Eslcudi regina si o escludi regina no?

Ai posteri l’ardua sentenza scelta…

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A proposito, piccolo risvolto interessante, sapete cos’è l’ambrosia?

Detta anche nettare degli Dei è la bevanda che consumavano gli antichi nel passato.

Per ottenerla basta mescolare una parte di vino e una di miele con varie spezie.

Personalmente ho già provato ed è venuta buona, ma col cavolo che vi indico le dosi! Quindi a voi la sperimentazione e non mettetevi alla guida!

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