SOS Api. Sciame in un muro: il recupero di una famiglia selvatica (Naso di gatto – Savona)

Più osservo le api più le ammiro, più le conosco meno ci capisco; resta il fatto che quando si tratta di api non si tratta di  solo “glomere apistico”, ma anche di “glomere umano”.

Qualche giorno fa un caro amico (con cui ci prendiamo simpaticamente a cazzotti in palestra), mi chiede di dargli una mano e non un cazzotto.

Lui, insieme al padre e al fratello,  sono in fase di restauro in una vecchia nota osteria situata negli alti colli savonesi (“Naso di Gatto”).

Ma pare esserci un piccolo problemino! Una bella famigliola selvatica di api ha deciso (da anni ormai), di colonizzare l’intercapedine del muro a sud della vecchia osteria (forse per farsi qualche birra dimenticata di straforo?) accedendo da una canna fumaria rotta.

Mica scemi i simpatici insetti, collocarsi in tale punto peraltro esposto benissimo al sole fino al tramonto!

L’impresa non è delle più semplici.

Infatti il recupero di uno sciame “ficcatosi” nell’intercapedine di un muro a tre metri di altezza richiede alcuni accorgimenti e un minimo di buona volontà, la sicurezza soprattutto, ma  potevo contare sull’opera e sul sostegno di un team di ingegneri con le ……. antenne!

La giornata era perfetta, sole a manetta e 18° nell’aria nonostante il periodo (primi di marzo) e l’altitudine (800 m).

Quando si tratta di un recupero, soprattutto in un muro, è bene operare in questo periodo quando ci sono ancora poche scorte di miele, poca covata e quindi più probabilità di individuare l’ape regina.

Già, perché se non si colloca la regina nel porta sciami le api difficilmente potremo spostarle. Molte volte gli apicoltori spezzano solo la famiglia a metà portandosi un po’ di api a casa ma lasciando la regina nel luogo originario; ovviamente non sempre è possibile effettuare recuperi difficili.

Montata l’impalcatura e preparato un po’ di fumo che purtroppo va usato in simili occasioni, ci siamo inerpicati per studiare il punto in cui…….rompere….., tanto si doveva ristrutturare no!?

Fatto un bel buco lungo circa un metro,  ecco che si presenta il primo favo, ovviamente vuoto, privo di api, secco ed annerito, subito scartato e gettato per terra!

Noto che la famiglia si era sviluppata per lungo (su 4 o 5 favi), quindi l’esatto opposto di quello che avviene in un’arnia o in un nido appeso ad un albero, infatti quasi tutti i favi erano lunghi un metro circa.

Nel secondo favo troviamo una cera più “fresca” contenente dell’ottimo miele, quindi ritagliamo il favo delle dimensioni di un telaio e ivi lo collochiamo sostenendolo con delle cordicelle da orto che mi ero portato per l’occasione. La cosa migliore infatti è utilizzare telai disarmati (senza il filo zincato classico) e collocare il favo nel telaio ligneo trattenuto dallo spago o da reti a maglia larga.

Bisogna fare attenzione perchè ovviamente il favo collocato in questa maniera è precario e tende a dondolare un po’; più spago si usa e più lo si stringe meglio è.

Tra un favo e l’altro ecco che si palesa subito la soluzione della giornata: beccata la sovrana di corte che passeggia sull’unico favo di covata presente.

Collocata la signorina  signora (questa è per esperti!) dentro il porta sciami, l’operazione tot. si conclude nel giro di un’oretta.

Vabbè…, per non suscitare troppo l’invidia dei colleghi diciamo che l’operazione (ci tengo a ribadirlo super veloce!) ci ha impegnato per due orette visto che dopo aver beccato la regina abbiamo pauseggiato pedissequamente festeggiato con un bel pranzetto :-D, ovviamente concluso dal dolce miele in favo che in parte abbiamo portato a casa come assaggio!

Riempito il porta sciame con cinque telai / favi contenenti un bel po’ di scorte ho deciso di collocare provvisoriamente la nuova famiglia sul davanzale della finestra perché le api si abituassero alla nuova abitazione.

Poverine, dall’attico si sono ritrovate a pian terreno, ma in tempi di crisi ci si deve accontentare visti i costi degli affitti….

Dopo tre giorni sono ritornato sul naso del micio a prelevare la famiglia obbligatoriamente al tramonto (quando tutte le api hanno fatto ritorno al nido).

Sono tornato nel mio apiario dopo 5 ere glaciali, alla bellezza di 30/40 km/h costanti…….ci è voluta una vita e non vi dico i gesti delle altre macchine dietro….

Ma la soddisfazione di vederle l’indomani alle prime luci dell’alba uscire titubanti e prendere il volo nella nuova postazione è tanta (la nuova postazione, ricordiamolo, deve essere almeno 3 km distante in linea d’aria dalla precedente, altrimenti c’è il rischio che le bottinatrici ritornino nel punto del vecchio nido).

Nonostante sia contrario all’uso del fumo in apicoltura, in queste situazioni risulta indispensabile sia per l’incolumità delle persone presenti che delle stesse api, le quali non avevano molto da lamentarsi poichè il fumo era realizzato con una miscela di propoli alcoolica  ^_^.

 

Buon recupero di sciami a tutti!

nota: (nel recupero di sciami nei casi gravosi è previsto rimborso spese)

Luca Cosco

ecco le foto…

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Ecco l’arnia che ha ospitato lo sciame… Manco a  farlo apposta vi avevo disegnato una micia….sciame recuperato a Naso di Gatto…DSC_0462 DSC_0466

Ringrazio Luca, la sua ragazza e tutta la sua famiglia per le foto e per la splendita glomerata apistica…

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2 pensieri su “SOS Api. Sciame in un muro: il recupero di una famiglia selvatica (Naso di gatto – Savona)

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