Apicoltura “biologica” vs apicoltura “normale”

Premessa doverosa! L’autore di questo articolo [che attualmente sorseggia con la sua cannuccia la sua noce di cocco, sulla sua amaca, sulla sua isola sperduta nell’Oceano Pacifico (che poi non si capisce perchè pacifico visto che è dove si scatenano le tempeste più burrascose e gigantesche)] non ha nessuna intenzione di scatenare alcun tipo di flame, ma piuttosto ha solo voglia di scatenare una valanga costruttiva* (*grassetto necessario) di insulti tra apicoltori bio e non :-P.

Apicoltura biologica contro la normale apicoltura (normale = intesa in senso moralmente, naturalisticamente ed eticamente corretto, si sa che esistono apicoltori che fanno schifezze sia con l’etichetta con la fogliolina verde sia senza sta fogliolina).

Mi sono sempre chiesto quale sia il senso del “bio” in apicoltura, soprattutto in apicoltura.

Per capire la questione occorre, anche secondo la palma che sorregge la mia amaca e la scimmietta che mi gratta la schiena, partire dalla conoscenza dell’ape come animale, anzi come insetto appartenente alla più generica famiglia di animali in cui sono ricomprese le mucche, le caprette, le gallinelle, spostandoci un po’ abbiamo gli squali le balene ecc…

Come gli apicoltori e spero come molti amanti della natura sanno, l’ape (operaia, già, tra l’altro nessuno lo sa ma lavora in nero e il direttore non gli paga neanche i contributi…si l’ho detto…finanzieri datevi da fare…e che dire dei poveri fuchi che vengono sedotti ed abbandonati dopo l’accoppiamento dalla regina la quale, di ritorno dal volo nuziale, racconta tutti i particolari alle sorelle senza contegno e senza ritegno…) è un piccolo insetto capace di spostarsi fino a 5 Km di distanza dalla propria arnia (anche di più se prende qualche passaggio dalle rondini nel loro stomaco) al fine di cercare l’occorrente per fare scorte e per la sua sopravvivenza (nettare, polline, acqua, sali minerali, vodka solo nella varietà di ape russa).

Nel noto disciplinare biologico tra le tante leggo: “ubicazione degli apiari….deve essere garantita una distanza di 3 Km…” e già come si vede non ci siamo, nel senso che se l’ape dovesse andare oltre a raccogliere la vodka preferita tra l’altro di incerta provenienza allora che bio sarebbe?

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Ma al di là del posizionamento degli apiari, blocco di covata, colore delle arnie o altre tecniche nella sostanza l’unica cosa, lo ripeto e lo ingrasso, l’unica cosa nella sostanza che differenzierebbe l’apicoltura “bio” da quella “non bio” è l’utilizzo dei fogli cerei appunto certificati “bio”.

Ma, se l’apicoltore utilizza la propria cera di opercolo (quindi “pura”) che deriva dal suo stesso apiario sciolta e sterilizzata allo stesso modo come viene sciolta e sterilizzata quella “bio” che differenza c’è? Aiutatemi perchè non ci arrivo…  ^_^ (i commentatori hanno un limite di 3 insulti a testa…)

Posso capire in un allevamento di mucche o di altri animali come gli asini (anche se alcuni dicono che gli asini volano…) che non possono che restare nel recinto costruito per loro che allora ha senso parlare di bio ecc…, ma le api anche le mettessi sul monte Everest (in realtà ci hanno già pensato un gruppo di tibetani che si fanno pungere durante la pausa zen per meditare meglio) non saranno mai recintate nel vero senso della parola, poichè, come gli asini di cui parlavamo prima, si sposteranno leggiadre con le loro ali ovunque esse vorranno e quindi andranno a suggere tutta la vodka che vorranno per di più di incerta provenienza.

Ecco perchè nutro molta diffidenza e dubbi sul concetto vero dell’appellativo bio in apicoltura.

L’apicoltura se fatta bene e con cura è già BIO ictu oculi nonchè contraris reiectis!

Se l’apicoltore è un apicoltore degno di questo termine e si comporta nel modo più naturale possibile (tradotto in modo semplice: biologico appunto!) il suo miele non sarà per nulla diverso da quello denominato “biologico”.

Forse ad essere recintate sono solo le nostre menti odierne…

Ciao Platone… speriamo nella luce…la caverne di oggi sembrano molto profonde

dott. Luca Cosco

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12 pensieri su “Apicoltura “biologica” vs apicoltura “normale”

  1. Buongiorno a tutti.. premessa la mia poca esperienza e quindi la mia ignoranza in materia apistica.. e la mia esperienza nell’agricoltura biologica mi permetto di commentare come segue..
    Concordo pienamente sull’esasperazione (troppo spesso dovuta a fini solo commerciali) che si fa intorno al biologico;
    sono però in disaccordo su quanto dice Luca : Se l’apicoltore è un apicoltore degno di questo termine e si comporta nel modo più naturale possibile.. il suo miele non sarà per nulla diverso da quello denominato “biologico”…. Purtroppo la buona coscienza (riferita forse all’uso di sostanze consentite dalla legge?) dell’apicoltore non basta.. L’ambiente in cui è collocato l’apiario spesso si trova circondato da agricoltori “convenzionali”.. che usano prodotti FITO”sanitari” sistemici troppo spesso non rispettosi della vita delle nostre api e non solo, trascurando anche le basilari normative sanitarie sull’irrorazione etc. etc. Potremmo forse e sottolineo forse, parlare di miele biologico se ponessimo l’apiario al centro di un’azienda a conduzione biologica con un estensione (calcolando i 3 km di raggio di azione delle apine )di almeno 28-30 ettari!! Tralasciando gli effetti deleteri (altro che un po di sana vodka) diretti sulle api, anche usando la propria cera credo che troveremmo tracce delle sostanze citate… Un discorso a parte sulle certificazioni… ho acquistato fogli cerei certificati bio con tanto di certificati…. dopo aver fatto controanalisi sono state trovate tracce di…… DDT ???? Non si usa più in italia dagli anni 70 !!! La buona coscienza dovrebbe imporre metodi, strumenti e sostanze consentite dalle api, non dalla legge!!!

    • Caro Ale,
      innanzitutto benvenuto e grazie per aver dedicato qualche minuto del tuo tempo su questa pagina.
      Come da premessa il mio post era volutamente provocatorio e sardonico per suscitare, spero, un dibattito costruttivo a suon di posts incalzanti.
      Io sono un sostenitore del biologico nel senso vero della parola, che poi si debba usare un’etichetta per la certificazione questo è un discorso legale, formale e legato al fatto che purtroppo oggi gli “onesti e i buoni sono i fessi”.
      E’ stato dimostrato (te lo potranno confermare anche apicoltori bio) che anche in zone “inquinate” le api riescono grazie alla loro azione da filtro ad eliminare la maggior parte delle sostanze inquinanti, elemento da prendere con cautela e con le pinze.
      Inoltre ci sono studi scientifici che dimostrano come i fumi o gli agenti inquinanti volando nell’aria e vagando nell’etere precipitano a causa delle piogge in zone insospettabili o comunque molto lontane da dove quegli inquinanti sono stati prodotti.
      Sicuramente il biologico si riesce a vendere anche più facilmente del normale miele proprio per questa esasperata ricerca di prodotti naturali in un mondo che sta andando al contrario della natura stessa.
      Inoltre il mio post voleva sottolineare che il miele di un apicoltore bio rispetto al miele prodotto dall’apicoltore non bio che si comporta come quello bio (ma che non ha etichetta bio!) è esattamente lo stesso e che quindi non servirebbe una etichetta bio, ma basterebbe che si vietassero per tutti alcuni prodotti soprattutto nell’ambito dei presidi sanitari contro la varroa.
      Il fatto che nei tuoi fogli cerei “bio” siano state trovate tracce di ….DDT non fa altro che avvalorale la provocazione del mio post.
      Credo che in questo paese martoriato abbiamo bisogno di una rivoluzione, non nel vero senso del termine; servirebbe una rivoluzione mentale, culturale, il rispetto verso la natura ma anche verso se stessi.

      • Ciao a tutti, sono un’apicoltrice “bio” e prima di certificarmi ero un’apicoltrice “normale” che sapeva di essere come un bio ma non poteva dirlo. Le api possono andare a bottinare dove qualcuno ha sparso porcherie? secondo che porcherie l’ape non torna neppure a casa. Gli apicoltori devono rinunciare al bio perchè ormai l’ambiente è tutto inquinato? Con l’analisi della cera si può vedere che prima di tutto l’apicoltore non inquini il suo alveare. Se il bio è una moda ben venga può darsi che più si è e più si possa combattere contro l’immenso dei veleni, è utopia? Il bio è falso? Be sappiamo che gli imbrogli ci sono dappertutto ma, cosa si fa? Secondo me si comincia nel proprio piccolo e se si vuole ci si certifica è l’unico strumento che abbiamo anche se imperfetto per dire in che direzione vogliamo andare.
        Elisa

      • Ciao Elisa,
        credo che si più importante la sostanza che la forma e quindi il miele che l’etichetta.
        Non è certo un pezzo di carta che potrà sostitursi alla qualità del prodotto.
        L’articolo, ripeto, è volutamente provocatorio; so che ci sono molto apicoltori che si stanno spostando al bio e che stanno sposando questa direzione, ma sinceramente non capisco il motivo se non per una questione di marketing, pubblicità, immagine e quant’altro.
        Ripeto, se un apicoltore pratica apicoltura -come posso farla io o altri miei amici- senza fumo e porcherie varie la questione -a mio avviso- non si pone, soprattutto in un ambito come quello apistico dove è stato dimostrato che in alcuni casi il miele cittadino è meno contaminato di quello prodotto lontano dalle città.

    • Buongiorno a tutti
      Secondo me il punto è proprio quello dell’area con raggio di 3 km. Questa non porta 28-30 Ha come detto, ma ben 2.826 ettari. A meno che non sei circondato da un bosco o in un’oasi naturalistica biologica, la vedo dura da avere come condizione raggiungibile. Saluti

  2. Ciao Luca; io come sai ho iniziato da poco… ma tra convegni vari, corsi in qua e la e incontri tra apicoltori mi sono fatto l’idea che apicoltori come te non ce ne sono molti in giro… come ti ho già detto aborro l’esasperazione che si fa della parola bio… ma quei pochi controlli che vengono fatti secondo me servono a garantire una certa “pulizia” che non tutti possono vantare nel loro apiario…
    L’ambiente non fa certo la differenza ma può aiutare… i prodotti usati ( e spesso ce chi ne abusa ) secondo me qualcosa cambiano… e non sto certo parlando di usare acido ossalico al posto dell’ apibioxal !!

  3. Mi sono imbattuto alla ricerca di come costruire un’arnia per il mio giardino, cosi da illustrare il magnifico mondo delle api ai miei figli e devo dire di esser capitato nel posto giusto ! complimenti per il Bio discorso

    grazie per i tuoi suggerimenti ti seguirò
    dott. Luca buona sera

    carlo magnaghi un metalmeccanico in rete http://carlettom.blogspot.it/

  4. Pingback: L’importanza di una corretta conservazione del miele | Apicoltura Apicosco

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