Propoli 2: metodo di lavorazione ed estrazione

Eccoci alla seconda rubrica di: dipendenza da apicoltura.

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Dopo aver visto alcune tecniche di produzione della propoli vediamo come poter ricavare da essa le sostanze che fanno di questo prodotto un vero e proprio antibiotico naturale!

A seconda della zona di raccolta “il o la” propoli tenderà ad avere caratteristiche differenti.

In alcune zone avrà un profumo più deciso e balsamico, in altre potrà avere una colorazione rossastra, in altre più scura e così via (in un apiario da degli amici ogni volta che apriamo un’arnia sembra che qualcuno si stia facendo lo shampoo lì vicino).

E’ importante sapere che il propoli risente molto delle temperature, quindi dai 15° in su tende a divenire una vera e propria gomma da masticare, molto collosa, appiccicosa, difficile da rimuovere (fonde a 60°).

A temperature inferiori, così come la cera, tende a “vetrificare”, ad irrigidirsi.

In ogni caso l’odore (provate a bruciare un pezzettino di propoli) è molto aromatico (alcuni lo usano nell’affumicatore misto a cera per calmare le api e rallentare la combustione), mentre il sapore è molto acre ed amaro.

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Il bravo apicoltore dopo aver raccolto il propoli (tramite reti, raschiamento ecc…) si avvierà alla fase di estrazione degli olii essenziali contenuti in questo balsamo naturale (un ottimo consiglio è quello di recuperare ad ogni visita in apiario la propoli con la leva così da avere quantitativi maggiori verso l’autunno che è il periodo in cui si comincia la lavorazione).

COSA CONTIENE IL PROPOLI?

I maggiori componenti  in ordine di quantità sono: olii essenziali, flavonoidi, idrossiaci aromatici, acidi alifatici, aldeidi aromatiche, cumarine, resine, cere, polline, sali minerali, zuccheri, vitamine…, … .

Questo elenco fa capire quanti benefici possa portare questo prodotto che le api usano non solo per chiudere fessure e modellare anfratti (il propoli), ma utilizzano soprattutto per la sua azione antibatterica disinfettante (la propoli).

COME FARE LA PROPOLI IN GOCCE?

La modalità più semplice per ottenere un buon prodotto con il propoli è la soluzione idroalcolica (per la vendita del prodotto è necessaria l’autorizzazione per la produzione/somministrazione dei prodotti alcolici “UTIF” in quanto la materia è sottoposta a monopolio dello Stato).

La percentuale (concentrazione) di propoli che “dovrebbe” essere presente nella soluzione finale si aggira intorno al 30 % (se andate a comprarla attenzione! Cercatevi un apicoltore di fiducia…), valore che comunque è molto difficile da calcolare ex post, ecco che invece il buon apicoltore per estrarre il meglio dalla resina delle sue apine deve seguire delle buone nonchè corrette prassi.

Innanzi tutto bisogna produrre o recuperare quel propoli che le api producono dopo il periodo riproduttivo e quindi verso giugno luglio quando la produzione di cera cala (questo per evitare che nel propoli vi siano troppe tracce di cera che andrebbero a inficiarne le caratteristiche).

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Ecco una tecnica/ricetta proposta per ottenere una buona “tintura di propoli”

–          300 g di propoli

–          450 g di alcool (mi raccomando, si tratta di alcool per fare i liquori ^_^)

–          50 g di acqua di sorgente

Mettere tutta la propoli raccolta nel freezer e attendere fino a che non si congeli, toglierla dal freezer e polverizzarla, ripetere l’operazione di congelamento e di triturazione fino ad ottenere un polvere fine.

Mettere la polvere di propoli in un barattolo (a seconda del quantitativo) con l’alcool e girare la soluzione almeno una volta al giorno.

Dopo un mese circa il processo di estrazione sulla propoli da parte dell’alcool sarà terminato e si potrà versare il tutto con un filtro carta da alimenti in un nuovo recipiente pulito.

Aggiungere l’acqua di sorgente (serve per rendere la soluzione meno “forte” per stemperare la tintura; ai bambini può essere somministrata con un cucchiaio di miele).

7 gocce al giorno direttamente sparate in gola con il contagocce  o con lo stesso quantitativo fare dei gargarismi al mattino o alla sera (e poi ingoiare!) e saremo pronti a ricevere freddo e influenze armati di guantoni da boxe.

Buona propolis a tutti…

Luca Cosco

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7 pensieri su “Propoli 2: metodo di lavorazione ed estrazione

  1. Ciao, ho provato a produrre la tintura di propoli secondo la tua ricetta, seguendo tempi e dosi.
    Mi si è verificato però un problema alla fine del procedimento, al momento di mescolare il prodotto con l’acqua: mi si crea una reazione che produce un grosso quantitativo di cere (credo), sia in sospensione che a fondo. Mi sono trovato quindi un poco in difficoltà. Cosa può essere successo? Puoi provare ad aiutarmi? grazie

    • Ciao carissimo,
      se non ho capito male l’errore che hai fatto è l’aver diluito tutta la soluzione “sporca” con acqua. Se si vuole diluire la propoli prima la stessa andrà filtrata e quindi purificata, inseguito si potrà diluirla (come hai ottenuto la propoli? non è che magari c’erano anche delle parti di cera?). Lasciala riposare un po’, ma se cmq ormai hai estratto i balsami, essenze e sono passati40 giorni puoi filtrarla con un panno per uso enologico. fammi sapere ciao.

    • se si tratta di tintura ovvero a base alcoolica ci vuole autorizzazione UTIF… altra opzione è polverizzarla una volta ottenuta o raschiata (debitamente dopo aver eliminato gli eventuali corpi estranei tipo legno ecc…)

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