Nutrizione stimolante autunnale, tè al tarassaco

Settembre è ormai finito e in autunno le api hanno bisogno di un piccolo ma indispensabile sostegno da parte degli apicoltori. Come sappiamo l’alimento migliore per antonomasia per le nostre api è il miele e l’argomento circa la somministrazione dello zucchero o meno è molto dibattuta.

Ringrazio innanzitutto Sara per il contributo circa l’argomento: “Zucchero, tisane ed i due tipi di luce di cui si nutre l’ape“.

Prima di parlare della nutrizione autunnale un piccolo contributo sugli effetti benefici del tarassaco somministrato alle api per superare l’inverno.

Le api durante la loro vita non si baserebbero esclusivamente sulla luce solare per sopravvivere, ma utilizzerebbero diversi escamotages.

Partiamo dal fatto che le api siano dentro l’arnia, quindi in un ambiente piuttosto buio; “negli organismi la luce di dentro che esce è legata a Venere e quella di fuori è legata a Giove e le due luci si incontrano attraverso una sfera, il globo oculare formato in noi dalle forze del sole, le due luci si incontrano nel sole e noi vediamo grazie a questo processo.

Se l’ape è un’espressione della luce abbiamo visto che c’è una luce interna che è rappresentata da Venere, ma ci manca quella esterna. Da dove prende la luce esterna l’ape? La risposta è semplice; sui fiori! Essi infatti si sviluppano tramite la luce esterna del sole e di Giove…(pensiamo al girasole ad esempio)

Altra particolarità dell’ape che non tutti sanno è che di frequente l’ape non ritorna su un fiore che è già stato bottinato da un’altra (un po’ come se ogni ape apponesse un sigillo per ogni fiore visitato). Secondo Mathias Thun, apicoltore biodinamico il motivo sarebbe che ogni tipo di fiore ha in sè una “luce” propria, in questo modo le api vedono sulle altre quali tipi di fiori esse hanno già bottinato. Inoltre Mathias seguendo questa sua teoria sulla luce propria dei fiori prepara una serie di infusi  o tè contenenti tutti i sei preparati biodinamici da far bere alle api d’inverno insieme allo zucchero”

Questa premessa quindi serve per introdurre l’argomento dell’alimentazione artificiale con un occhio rivolto non solo al puro meccanicismo dell’azione del somministrare lo zucchero, quanto a fornire alle api un sostegno completo che permetta loro non solo di superare l’inverno, ma di essere immediatamente forti per la primavera successiva.

Secondo gli esperimenti di Mathias infatti “il tè che le api berrebbero prima sarebbe proprio questo infuso di tarassaco misto allo sciroppo, – perchè come afferma egli stesso – le api vanno a ricercare e prediligere quel tipo di luce”

E’ chiaro che l’apicoltore debba avere la disponibilità del tarassaco nel periodo autunnale e questo non è sempre facile. Quindi in primavera bisognerebbe armarsi di pazienza raccogliendo il tarassaco e tenerlo vicino ai nostri fiori di camomilla…

Il tarassaco a parere di Mathias avrebbe un enorme potenziale biodinamico anche contro la varroa, innalzando le difese immunitarie delle api.

 

***

Come sappiamo lo sciroppo che deve essere somministrato alle api in questo periodo, in Liguria c’è stata molta siccità, deve ricreare anzi simulare un afflusso nettarifero in modo tale che la regina deponga una covata sana che darà origine a quegli individui che serviranno alla famiglia per passare l’inverno nel glomere.

Quindi è importante che le api che nascono in questo periodo autunnale siano il meno possibile acciaccate dai loro problemi tipici: varroasi, malattie, nosema, virosi varie e chi più ne ha più ne metta (virosi che si diffondono con l’aumentare del numero di varroe presente nell’alveare)!

L’altro giorno parlando con un apicoltore si diceva proprio questo: “Come doveva essere facile fare l’apicoltore 30 anni fa”, ovvero quando ancora non esisteva il problema varroa.

All’epoca era sufficiente sperare che le api non si ammalassero di peste americana. Ora non è più così. L’apicoltore moderno deve essere tale, aggiornato sempre sugli sviluppi e sulle ricerche che forniscano sistematicamente dati e statistiche sugli andamenti degli alveari nel mondo, e questo contro una burocrazia (italiana in particolare) in grado di scoraggiare chiunque. Ricordiamoci che le statistiche mondiali circa la perdita degli alveari è allarmante; si passa da un 30 ad un 50 % di mortalità delle famiglie in un solo anno.

Tornando alla questione del nutrimento diciamo innanzitutto che il miele usato al posto dello zucchero* sarebbe la soluzione ideale. Io stesso ho potuto constatare che le api divorano nel giro di poche ore un nutritore in cui ho somministrato con il rapporto 1:1 acqua e miele rispetto allo sciroppo (sempre 1:1) fatto con lo zucchero normale. Ma non sempre l’apicoltore ha questa disponibilità.

Se le api hanno in questo periodo la possibilità di uscire è bene dare loro sciroppo nel classico rapporto di 1:1 (acqua distillata e zucchero) non senza l’aggiunta di un limone spremuto e un po’ di aceto (per semplificare la digestione degli zuccheri ed eliminare possibili batteri intestinali).

Se invece le api sono costrette a lunghi periodi di inattività meglio uno sciroppo con rapporto 1:2 (quindi un Kg di acqua e due di zucchero o miele), meglio ancora sarebbe, come si fa in inverno inoltrato, dare loro del candito, candito che sarà argomento trattato verso i mesi di novembre/dicembre.

I tipi di nutritori sono essenzialmente due: a tasca o a imbuto. Nel mio caso (foto in alto) preferisco il tipo ad imbuto che permette di somministrare lo sciroppo senza aprire il coprifavo (cosa che bisogna fare nel caso di nutritore a tasca) e quindi senza modificare il microclima all’interno dell’arnia.

Ricordiamo sempre che lo sciroppo va sempre somministrato verso l’imbrunire per evitare episodi di saccheggio, e sarebbe preferibile darlo alle api quando è leggermente tiepido per facilitarne l’assunzione e la trofallassi**.

* Attenzione il miele se usato per la nutrizione deve ASSOLUTAMENTE essere quello di provenienza dell’apiario che andremo a nutrire per evitare il diffondersi di malattie come la peste e di conseguenza non solo dovremo essere certi della sua origine, ma che sia privo di eventuali elementi di contaminazione.

** Trofallassi= La trofallassi o ectotrofobiosi è una modalità di alimentazione che integra elementi di socialità; in pratica un individuo usa condividere il cibo assunto precedentemente con altri individui del proprio gruppo sociale/famiglia.
Avviene principalmente tra insetti sociali come vespetermitiapi, ed in particolare tra le formiche, le quali hanno uno spazio apposito all’interno del proprio corpo detto “stomaco sociale” o ingluvie. Esistono alcune caste di formiche che non potrebbero nutrirsi senza la trofallassi o perché sono dotate di mandibole troppo specializzate o perché non escono mai dal formicaio in quanto sono addette alla cura della prole. (Wikipedia)

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